Storie d’altri tempi Apr27

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Storie d’altri tempi

Alcuni anni orsono, nella polverosa sacrestia della chiesa del paese, rinvenni un quaderno, interamente scritto ad inchiostro con grafia elegante dal Parroco dell’epoca, i cui appunti risalivano all’inizio del secolo scorso ma riguardanti fatti ed avvenimenti iniziati circa a metà del 1800.

Lì per lì non diedi molta importanza al documento ma, comunque incuriosito, decisi di portarlo a casa e mi ripromisi di sfogliarlo con calma nella quiete domestica.

Via via che la lettura procedeva mi resi conto che, al di là dei fatti narrati dal Parroco, lo scritto conteneva interessanti notizie sulla storia di Berga e dei suoi abitanti, di cui ora vorrei farvi partecipi.

Più avanti troverete la trascrizione letterale del quaderno ma prima di iniziarne la lettura è opportuno, per una sua migliore comprensione, che io vi metta al corrente di alcune cose …


Ci trasportiamo negli anni 1830-1840, Berga è un paesino di montagna arroccato nell’Alta Valle del torrente Borbera ove vivono stabilmente circa 30 famiglie, a spanne oltre 150 persone (o “anime” come si usava denominarle in quei tempi).

Abitanti poverissimi, dediti all’agricoltura su terrazze ricavate dai ripidi pendii della montagna ed alla pastorizia di mucche e capre.

 

Berga nel secolo scorso

Nel paese esiste un oratorio, ove le persone si riuniscono per pregare, ma per le funzioni religiose la popolazione deve recarsi a piedi nella vicina frazione di Agneto, presso la locale Parrocchia da cui anche Berga dipende.

Gli abitanti del posto non sono contenti, perché dopo giorni di duro lavoro, è pesante spostarsi ad Agneto per partecipare ai riti religiosi, soprattutto per gli anziani ed i bambini, e specie d’inverno quando bisogna guadare il torrente a volte pericolosamente in piena.

Così i capifamiglia prendono una decisione: quella di richiedere al Vescovo di Tortona che Berga possa avere una propria Parrocchia ed un proprio parroco.

Non è però tutto così semplice … per vedersi accolta l’istanza gli abitanti devono preventivamente impegnarsi ad assicurare al futuro parroco un sostegno economico una volta nominato (la così detta “congrua”).

La cifra annua stabilita è di 500 Lire (che possiamo equiparare oggi a ca. 2.500 Euro).   Dove prendere i soldi concordati, soprattutto in considerazione delle misere condizioni economiche della gente?

Fortunatamente viene parzialmente incontro a questa necessità tale Bartolomeo Chiesa fu Stefano, persona vissuta a Berga nel secolo precedente, che, benestante, lascia alla sua morte in eredità all’Oratorio di Berga dei terreni di proprietà, che fruttano una buona rendita annua di 300 Lire.   Ai 29 capifamiglia di Berga rimane pertanto l’impegno, sottoscritto presso un notaio, di tassarsi in proporzione per la differenza e tramite la costituenda Fabbriceria (gruppo di persone appositamente nominate per occuparsi della conservazione e manutenzione della Chiesa e degli aspetti economici relativi).

“Ad abundantiam”, direbbero i latini, il popolo berghese è tenuto anche a corrispondere al parroco di Agneto, per vedersi economicamente compensata la riduzione del numero dei parrocchiani e le conseguenti cessanti elemosine, la somma di 114 Lire annue in modo “perpetuo”!

Superati tutti gli ostacoli e le lungaggini burocratiche del caso si arriva al 1° Aprile 1855, data storica in quanto l’allora Vescovo di Tortona Mons. Giovanni Negri emana un decreto con cui l’Oratorio di Berga viene eretto canonicamente a Parrocchia.

Chiesa di Berga

Tutti felici e contenti?   Sì, ma …. poi … entra in scena Garibaldi.

Sì, proprio lui, l’eroe dei Due Mondi, che parte con i suoi Mille nel 1860, riunifica l’Italia e la consegna al Re Vittorio Emanuele II.

Bene, direte voi. Certo, bene, ma passa solo qualche anno e il nuovo assetto politico italiano comincia ad avere problemi di bilancio (mmm .. niente di nuovo sotto il sole).

Che fare?  Il nuovo governo ha una bella pensata ed emana nel 1866 una legge detta “Legge di Conversione” con cui viene sancito che gli Enti Ecclesiastici non possono più possedere beni immobili, che vengono devoluti al Demanio dello Stato. In cambio, e per un valore di molto inferiore rispetto ai beni immobili ceduti, vengono emessi dei certificati di Rendita 5%, gestiti da un istituendo “Fondo per il Culto”.

La legge si rivela una vera e propria sciagura.   Il Demanio, assunta la proprietà di una valanga di immobili e terreni, si affretta a monetizzare rivendendoli a basso prezzo tramite aste pubbliche e facendo la fortuna di speculatori e latifondisti.

Ovviamente anche Berga è coinvolta in questa rivoluzione in quanto i terreni di proprietà dell’Oratorio, poi eretto a Parrocchia, che garantivano una buona parte della “congrua” a beneficio del parroco del paese, sono incamerati dal Demanio.  Ne segue la vendita all’asta dei beni da parte dello stesso Demanio che trasmette successivamente alla Fabbriceria di Berga un titolo di Rendita 5% del valore nominale di 170 Lire, intestato all’Oratorio (erede dei terreni).

Gli abitanti di Berga protestano per questo “sopruso”  ma adempiono comunque ai pagamenti della “congrua” al parroco sino al 1901 quando Don Evaristo Reggiardo viene trasferito a Garbagna, il paese rimane senza parroco per oltre un anno e gli interessi della rendita vengono riscossi e conservati dalla Fabbriceria.     

Da tutto ciò nascono due vertenze che il novello Parroco di Berga, Don Angelo Cristiani, appena nominato nel Novembre del 1902, si trova suo malgrado a doversi districare.

Le parti in causa sono da una parte il Regio Sub-Economato di Novi Ligure, un organismo statale che tra le sue funzioni ha quella di amministrare le rendite ecclesiastiche nei periodi di “vacanza” della reggenza parrocchiale, e dall’altra la Fabbriceria di Berga.

La diatriba si dipana nel corso degli anni successivi, con ripetute udienze presso la Pretura di Rocchetta Ligure e con scambi di lettere, dai toni a volte anche accesi, tra i contendenti, che il Parroco dell’epoca Don Fogliani, successore di Don Angelo Cristiani ed estensore del documento, descrive minuziosamente.

Alla fine, dopo alcuni anni di “guerra”, un po’ per stanchezza e un po’ per il prevalere del buon senso, si giungerà ad un salomonico compromesso.


Il documento ritrovato

 

TRASCRIZIONE INTEGRALE DEL DOCUMENTO

§.1.   Le due vertenze esistenti fra la Fabbriceria e il Beneficio Parrocchiale di Berga.

Quando il Sac. D. Angelo Cristiani fu mandato Parroco a Berga, tra la locale Fabbriceria e il R. Sub. economo di Novi Ligure, rappresentante il Beneficio Parr.le durante il tempo di vacanza, esistevano due vertenze, per una delle quali era già corsa regolare citazione avanti la R. Procura di Rocchetta, spiccata dal Sub. Economo contro la Fabbriceria.

La prima vertenza riguardava un Certificato Nominativo (N.          ) dell’annua rendita sul D. P. di £ 170 (lorde) – certificato che il R. Sub. Economo reclamava come appartenente al Beneficio Parr.le, mentre la Fabbriceria voleva che fosse della Chiesa, essendo a Lei intestato.

Il Certificato trovavasi a mani del Cassiere della Fabbriceria, ma il R. Sub economato ne aveva fatto sospendere il pagamento degli annui interessi.

La seconda vertenza riguardava l’annua prestazione di £ 200 (duecento) alla quale eransi obbligati gli uomini di Berga con due atti o Istrumenti (Rog.ti Giacomo Maggiani), l’uno del 31 Agosto 1837, l’altro del 16 Ag. 1842, allo scopo di costituire (computando altre £. 300 di reddito annuale dai fondi dell’Oratorio di Berga) l’annua congrua di £. 500 al Parroco pro-tempore.

Il R. Sub. Economo, quale legale rappresentante del Beneficio Par.le durante la sua vacanza, reclamava il pagamento del canone di £. 200 dalla fabbriceria e ciò in forza degli Istrumenti Rog.ti Maggiani del 1837 e del 1842.

La fabbriceria asseriva di non avere nessun obbligo al pagamento di detto canone, perché con gli atti Maggiani accennati sopra eransi obbligati i singoli uomini di Berga e non la Fabbriceria stessa.

Ciò non di meno la Fabbriceria mostravasi disposta ad assumersi per l’avanti l’obbligazione del canone (previa, si capisce, l’approvazione delle legittime superiori autorità) purché il R. Sub. Economato riconoscesse, nella Fabbriceria, sul Certificato di £. 170 il diritto di riscuoterne, amministrarne, e goderne essa i frutti: il diritto insomma di proprietà.

Il R. Sub. Economato non accondiscese; la Fabbriceria tenne duro; di qui ne accadde che il R. Sub. Economo, lasciando a parte, pel momento, la vertenza sulla proprietà del Certificato N. 111076 di £. 170, del quale fece poi sospendere la riscossione degli interessi, concentrò invece la sua azione sulla vertenza del canone di £. 200, facendo convenire la fabbriceria avanti il R. Pretore di Rocchetta Ligure: e separando così le due vertenze.

Ecco copia precisa di questa citazione:

Regia Pretura di Rocchetta Ligure – Atto di Citazione

L’anno Millenovecento due ed alli sedici del mese di Novembre in Berga di Carrega Ligure sulla richiesta del Signor Alberto Morassi fu Notaro G.B. nato a Voltaggio e domiciliato a Novi Ligure, nella sua qualità di R. Sub economo del Fondo per il Culto, il quale per gli effetti della presente elegge domicilio in Rocchetta Ligure presso la cancelleria della Pretura, ——————————-

io sottoscritto Gentile Gavino, usciere addetto alla R. Pretura di Rocchetta Ligure ——————-

ho citato come cito il Signor Chiesa Giovanni fu Domenico nella sia qualità di Presidente della Fabbriceria Parrocchiale di Berga di Carrega Ligure, ivi residente, a comparire davanti l’Ill.mo Sig. Pretore di Rocchetta ed all’udienza che sarà dal medesimo tenuta nella solita sala delle udienze in via Umberto I. alle ore 9  del giorno 25 Nov.bre 1902 per ivi rispondere e sentir provvedersi in merito della seguente domanda per cui espone l’attore. —-

Che con due diversi atti in data 31 agosto 1837 e 16 agosto1842 (che saranno in causa prodotti) la Fabbriceria di Berga o quelli che tra gli abitanti di Berga fossero eletti fabbriceri, per se e successori si obbligano a ritirare la somma di £. 500 dalli abitanti per rimetterla annualmente al Parroco pro-tempore. —————————————-

Che da quell’epoca in fino al Settembre 1901 diedero esecuzione a tale obbligazione, come si riserva l’attore di provare, coi mezzi di legge. ——————————————————————-

Che in virtù del Reale Decreto 2 Marzo 1899 ora vigente fu incaricato di esigere tutte le rendite dei Benefici il R. Sub economo in mancanza di Parroco e che di queste £. 500, lire 300 annue sono rappresentate ora da una rendita nominativa consolidato 5% italiano; mentre le £. 200 devono versarsi sempre nei modi voluti dalli citati atti e dal citato Reale Decreto. ——————–

Che stante quanto sopra l’attore sarebbe in credito di £. 50, importo dell’ultimo trimestre 1901 e per £. 200 , importo di tutta l’annata 1902 essendo fissato che il versamento si deve fare al mese di Luglio. ———————-

Che essendo risultate inutili tutte le amichevoli sollecitazioni a pagare trovasi ora costretto l’attore ad azionare in giudizio la fabbriceria stessa e chiestane come sopra la Citazione nella persona del suo Presidente ——————

Insta e Conchiude

Condannarsi la Fabbriceria a pagare al Regio Sub economato di Novi Ligure la chiesta somma di £. 250 oltre alle spese di lite colla protesta dei vocati. —————————————————–

Copia del presente atto da me usciere sottoscritto venne da me stesso portato alla residenza del Chiesa Giovanni in questo luogo di Berga di Carrega e ivi gliela ho notificata ed intimata nella predetta sua qualità consegnandola a mani sue proprie. —————————————————-

Gentile Gavino –      Usciere

Questa è la citazione spiccata contro la fabbriceria dal R. Sub economo, il quale erasi scelto  quale suo procuratore certo Paolo Marcenaro di Rocchetta Ligure e l’avv.to o notaio Ettore Bocca, quale suo patrocinatore.

Restarono così separate le due vertenze: per il canone di £. 200 si istituiva processo, per il Certificato di £. 170 erasi diffidato il pagamento degli interessi annui.    Non era poco imbarazzo per la Fabbriceria la quale non si smarrì d’animo, ma forte dei suoi diritti si dispose a sostenere le due vertenze.

A maggiore delucidazione di esse si tratterranno a parte in questo memoriale: ma prima sta bene porre i seguenti preliminari comuni ad ambedue.

 

  • §.2. Preliminari.

Anzitutto è da sapersi che la Villa di Berga faceva prima parte della Parrocchia di Agneto, dalla quale venne smembrata e canonicamente eretta in Parrocchia autonoma ed indipendente nell’anno 1855 da Mons. Vescovo di Tortona, allora Mons. Giovanni Negri.

Mons. Giovanni Negri – Vescovo di Tortona (1833 – 1874)

Ma siccome, prima di passare all’erezione della Parrocchia novella, era conveniente, anzi necessario, assicurarle una congrua dote, ecco ciò che avvenne:

Con atto 31 Agosto 1837 Rog. Giacomo Maggiani, la popolazione di Berga costituiva appunto la necessaria congrua dote al Parroco pro-tempore dell’erigenda parrocchia di Berga; congrua dote di £. 500, annue; delle quali £. 300 computavansi sul Reddito dei terreni lasciati in legato all’Oratorio di S. Antonio in Berga da certo Bartolomeo Chiesa q. Stefano con suo noncupativo testamento ricevuto da certo D. Pellegrino Fugazzi allora Rettore di Agneto (25 Aprile 1784); mentre invece £. 200, dovevansi annualmente raccogliere fra i ventinove capifamiglia di Berga: quindi, col suddetto atto si erano obbligati a pagarle.

Intanto Mons. Giovanni Negri, Vescovo di Tortona, cedendo alle ripetute istanze mossegli da quei di Berga, perché li smembrasse da Agneto, con suo speciale Decreto del 17 Ottobre 1840, citava gli interessati alla sua Curia Vescovile, per farne regolare processo sulle ragioni pro e contro all’erigenda Parrocchia.

(Veggasi l’atto di fondazione …….. )

Poi con altro istrumento suppletivo del 16 Agosto 1842 Rog.to G. Maggiani , i 29 capifamiglia di Berga, confermavano l’obbligo già assuntosi coll’atto precedente del 1837, di corrispondere l’annua Congrua di £. 500 al Parroco pro-tempore: e cioè £. 200 di annua prestazione da parte dei 29 capifamiglia (fra i quali erasi fatto regolare riparto) da pagarsi a tutto il mese di Maggio e £. 300 computante sul Reddito dei fondi dell’Oratorio di S. Antonio in Berga, da pagarsi a tutto il mese di Settembre. (Vedi atto Maggiani 1842)

L’atto G. Maggiani del 1842 dice pure che il riparto fra i 29 capi di famiglia, per l’annua prestazione delle £. 200, dovevasi rinnovare ogni dieci anni, e l’incaricata a riscuotere il canone dai singoli parrocchiani obbligati, era la futura fabbriceria dell’erigenda Parrocchia (vedi atto Magg.ni 1842).

Assicurata così la dote, Mons. Giovanni Negri, allora Vescovo di Tortona, con suo Decreto speciale del 10 aprile 1855, nel quale veniva pure assicurato un reddito sicuro e perpetuo di £. 114 al Rev.do Parroco di Agneto per compensarlo dei danni, che a lui provenivano dalla dismembrazione della villa di Berga; Mons. Negri erigeva canonicamente l’oratorio esistente a Berga e dedicato a S. Antonio da Padova in Chiesa Parrocchiale, indipendente da quella di Agneto e col titolo di Rettore al Parroco pro-tempore, concedendo a questi il diritto sulla congrua di £. 500 trattata dagli atti Maggiani e sugli altri emolumenti concessi ai Parroci da sacri canoni.

Ecco la copia precisa di questo Decreto di Mons. Negri, fatta ricavare dal Parroco D. Angelo Cristiani, dal Cancelliere della Curia Vescovile, Can.co D. Vincenzo Legé.

Ioannes Negri

Dei et Apostolicae Sedis gratia Episcopus Derthonensis ac Princeps Campi Beati SS.Praelatus Domesticus Pontificio Solio Assistens et Equestris Ordinis Santorum Mauritii et Lazari Commendator


Quum pro parte hominum loci Berga preces parrectae nobis fuerint, ut, attenta notabili distantia ab Ecclesia Parroc.li loci Agneti huius Diocesis, impervio itinere, praecipue hiemali tempore, ob defluentiam acquarium torrentis Borbera propter quod in spiritualibus maximum patientur detrimentum dignaremur: Pubblicum Oratorium in dicta villa existens, in Ecclesiam Parrocchialem erigere cum deputatione Rectoris perpetui.

Cum de ea re processus fuerit confectus auditis interesse habentilus, qui Decreto nostro 17 Octobris 1840 fuerunt citati ad comparendum, ex quo apparet de necessitate, praedictum populum loci Berga dismembrandi a Parochia loci Agneti; cumque congrua dos libellarum quingentarum fuerit assignata Rectori pro tempore loci Berga, quae constat partim a reditibus Legati Chiesa, partim  annua praestatione, cui se subiicerunt homines de Berga, uti apparet ex Instrumento – 31 augusti 1836 (1) rogat. Maggianis.

Quum demena adsignatus fuerit reditus perpetuus libellarum centum quatuordecim Domino Rectori Paroch. Loci Agneti, ut compensetur damnum quod ex dismembratione   eidem obvenit, hinc gregis Nobis commissi computare, malisque dicti loci Berga fidelibus impendentibus occurrere voluntes attentaque per eosdem  uti suprafacta obbligatione, invocato Domini Nostri  Jesù Christi nomine, eiusque Matris semper Virginis Mariae sine labe conceptae, Ecclesiam loci Berga sub invocatione S. Antonii de Padua nostra auctoritate ordinaria et omni meliori modo tenore praesentium, in Parocchialem erigimus, et erectam volumnus  ea declaramus, dismembrando praedictam Villam, quae imposterum novae parochiae plebem constituet; declarantes iura omnia et privilegia, quae parochia, libus ecclesiis de iure competunt eidem novae Parochiae Nos concedere et tribuere cum assignationibus et proventibus in praedicto Instrumento et Legato espressis a Rectore pro tempore recipiendis, aliisque obventionibus  a Sacris Canonibus concessis.

Volumus ut huic nostro Decreto omnia acta dismembrationis, Instrumentum praetestum,  necnon processus confectus in serantur ad perpetuam rei memoriam.

Caeterum optamus quam maxime ut nomine villa Berga datis constitutionem, ut supra factam, augeant ad personam tercentum libellarum ut magis magisque consulatur congruae Rectoris exitationi.

Dat.          Derthonae Ex Episcop.li Palatio    1° aprilis 1855

Sig. in orig.li        +  Ioannes Episcop.us

Subscript.  Can. Archivii Cantù Canc. Epis.  –   V. Concordat cum originali

Dat.   Derthonae  die 22 Octobris 1903  –  Can.co Vincenzo Legé   –  Canc. Episcop.


Inizio testo decreto Vescovile del 1855

Dalla data di questo Decreto Vescovile la Villa di Berga fù sempre considerata come Parrocchia autonoma e s’ebbe il suo Sacerdote non più come semplice Capellano dipendente dal Parroco di Agneto, ma se l’ebbe come Parroco Rettore proprio o come Reggente Parrocchiale.   A lui veniva puntualmente corrisposta la congrua di £. 500, che preparavasi nel modo accennatasi dagli atti Maggiani.

Fù così finché sorse la cosi detta Legge di Conversione dei Beni Ecclesiastici del 7 Luglio 1866.

Pubblicatasi questa legge, il Demanio dello Stato, non ostante tutte le opposizioni fatte dagli abitanti di Berga, prese e mantenne il possesso sui beni appartenenti all’oratorio di S. Antonio in Berga e il cui reddito per £. 300, faceva parte della congrua da pagarsi annualmente al Parroco.

Il Demanio, vendé all’asta pubblica e ne rimise poi un Certificato Nominativo di £. 170 di Rendita sul D.P. alla Fabbriceria.

Il Certificato in parola era intestato all’oratorio di S. Antonio in Berga ed era dato dal R. Demanio al luogo dei beni incamerati.

Quando alla Fabbriceria Par.le di Berga giunse la citazione del R. Sub economo avanti il Pretore di Rocchetta in data del 16 Nov.bre 1902 per sentirsi condannare al pagamento del canone portato dagli atti Maggiani, la Fabbriceria non si impressionò granché, perché già ne aveva chiesto parere e alla Curia Vescovile e a Mons. Vescovo, il quale dal suo Vicario d’allora, Mons. Angelo Campi, faceva scrivere così alla fabbriceria o meglio al Reggente D. Erminio Gnecco affinché ne desse comunicazione alla Fabbriceria:

 

M.R. d. Erminio Gnecco –Reggente di Berga

Tortona 15 ottobre 1902

Appena ho potuto parlare con Mons. Vescovo tornato da Genova, mi affretto a notificarle che egli è contrario alla consegna delle 200 lire al Sub economo.   E dato pure che il D. Reggiardo nei rapporti col Sub. Economo ne abbia tenuto conto di queste duecento lire, avrebbe in ciò errato, perché la fabbriceria non sarebbe obbligata legalmente a pagarle al Parroco e ciò che ha fatto non avrebbe fatto che liberamente e quindi da questo fatto non può riferirsi un obbligo che abbia la fabbriceria perché in voluntariis non datur praescriptio.

Eseguito l’ordine di Mons. Vescovo passo a riverirla e a raffermarvi suo Dev.mo

Can. Prin. A. Campi   –   Vicario Generale

 

Con questa lettera in sue mani, la Fabbriceria si fece forte dell’autorevole parere del Vescovo, e deliberò di sostenere il giudizio a lei intentato dal R. Sub. Economo.

 

La prima udienza (I.a udienza del 25 Nov.bre 1902)

La Fabbriceria adunque citata nella persona del suo presidente, certo Chiesa Giovanni detto Bacione, presentatosi alla R. Pretura di Rocchetta ove era stato citato, vi comparì la prima volta il 25 Nov.bre 1902.   Interrogato in merito della vertenza e di quanto contenevasi nell’atto di citazione del 16 Nov.bre 1902 (Vedi Atto di Citazione pag. 2 di questo memoriale) il Presidente, tanto all’Ill.mo Sig. V. Pretore Avv.to Pasquale Cumo, quanto alla parte avversaria, dichiarò la risoluta volontà della fabbriceria a non cedere in siffatta vertenza senza prima aver esaminate attentamente le ragioni del Sub. economo , al quale però si domandava copia degli Atti Maggiani che egli, il R. Sub. Economo, aveva promesso, nell’atto di citazione, di produrre in causa.   Questa risposta, data alla prima udienza dal Presidente della Fabbriceria, fu suggerita dall’Ill.mo Sig. Avv.to Pinetti di Tortona, al quale la Curia di Tortona aveva rimessa la fabbriceria perche la patrocinasse.

Giovanni Chiesa fu Domenico

Pertanto dall’Ill.mo Sig. Pretore venne rinviata la causa per l’udienza delli 9 Dicembre dello stesso anno 1902.   Del fatto ne fù informato l’avv.to Pinetti.

(II.a udienza del 9 Dic.bre 1902)

All’Udienza del 9 Dicembre 1902 il Presidente della Fabbriceria comparve e richiese di nuovo gli Atti Maggiani tante volte promessi dalla parte avversaria e non mai comunicati: li richiese per poterli esaminare e farli esaminare e quindi dare una risposta definitiva.

La parte avversaria promise di rimettere gli atti richiesti alla fabbriceria: fù quindi rinviata la causa all’udienza delli 10 Gennaio 1903.

 

Il novello parroco

In questo frattempo, per espressa volontà di Mons. Bandi, Vescovo di Tortona, giunse a Berga il Sac. D. Angelo Cristiani, che in seguito a regolare concorso fattosi nell’aula principale del Seminario di Tortona alli 8 e 9 ottobre 1902 fù nominato Parroco Rettore di Berga.   L’istituzione canonica fù fatta alli 25 Nov.bre 1902 e il Decreto venne subito mandato al Procuratore Generale della Corte d’appello di Casale per averne il R. Placet.

Mons. Vescovo però volle che il D. Cristiani, egualmente si portasse subito a Berga anche se non era ancora riconosciuto civilmente come Parroco: vi andasse come reggente per potere assistere ed aiutare la fabbriceria se vi era bisogno.

Venne adunque il D. Cristiani, da Montù Beccaria ove era Curato da due anni e mezzo, a Berga e vi giunse il 14 Dicembre 1902.   L’Economo Spirituale D. Erminio Gnecco, venne inviato a Novi (S. Pietro) Curato.

 

La terza udienza

Alla terza udienza, che fù tenuta in data del 10 Gennaio 1903, si presentò il Presidente della fabbriceria Chiesa Giovanni detto Bacione al quale la parte avversaria consegnò copia della presente comparsa:

 

Regia Pretura di Rocchetta Ligure

Udienza delli 10 Gennaio 1903

Nella causa civile di Morassi Alberto fù Notaio Gio. Battista domic.to a Novi Ligure, nella sua qualità di R. Sub. Economo di Fondo per il Culto, Contro

Il Sig. Chiesa Giovanni fù Domenico Presidente della Fabbriceria Parr.le di Berga di Carrega Ligure, ivi residente, convenuto,

In seguito al rinvio della Causa dalla Udienza delli 9 Dic.bre u.s. comparse le parti come sopra, il rappresentante dell’Attore, prima di entrare nel merito della Causa, in via preliminare e pregiudiziale, invocando il disposto degli art. 77 e 79 del Decreto Imperiale sulle Fabbricerie (30 Dic.bre 1809) e dal tenore seguente

Art. 77 – I massari non potranno muovere lite ne sostenerla senza un permesso del Consiglio di prefettura, al quale sarà diretta la deliberazione che dovrà essere presa dal Consiglio a Burò riuniti insieme.

Art. 79 – La lite sarà sostenuta a nome della Fabbriceria e le diligenze saranno fatte a richiesta del tesoriere il quale informerà di questi passi il Burò.

Chiede la condanna della Fabbriceria di Berga a pagare la somma chiesta.

Per le deliberazioni del Convenuto la causa viene rinviata alla udienza delli 31 Gen.io 1903 alle ore 9. —————-

 

L’autorizzazione a sostenere la lite

Dunque alla fabbriceria conveniva, per poter sostenere il giudizio intentatole, farsi prima autorizzare dall’Ill.mo Sig. Prefetto di Alessandria, e una volta ottenuta detta autorizzazione il rappresentante della Fabbriceria a stare in giudizio, non doveva più essere il Presidente ma il Tesoriere di essa.

La Fabbriceria quindi, all’Ill.mo Sig. Prefetto di Alessandria, unitamente ai due atti Maggiani, spedì la seguente

Deliberazione

“Convocata regolarmente la Fabbriceria Parrocchiale di Berga nelle persone dei seguenti:

“           D. Angelo Cristiani                                    – Parroco

“           Chiesa Giovanni                                        – Presidente

“           Chiesa Antonio                                          – Cassiere

“           Chiesa Gaetano                                         – Segretario

“           Chiesa Pietro e Chiesa Giovanni            – Membri

Il Presidente comunica alli congregati l’Atto 16 Nov.bre 1902  Usciere Gentile, col quale il Sig. Alberto Morassi, R. Sub. Economo di Novi Ligure ha convenuto questa Fabbriceria avanti la Pretura di Rocchetta Ligure, chiedendo sia condannata al pagamento di £. 250 per congrua 1901 – 1902 ad esigersi dai singoli abitanti.

Osserva come la istanza del R. Sub. Economo non possa essere raccolta per vari motivi:

       a.  Ché la medesima appare ingiustificata.

       b.   Ché la Fabbriceria non potrebbe essere tenuta ad esigere come non ha esatto dalla popolazione la somma.

       c.   Ché una tale esazione solleverebbe non una ma cento questioni che la Fabbriceria non potrebbe essere tenuta a sostenere.

Propone quindi senza pregiudizio d’ogni altra eccezione che di diritto; che l’amministrazione della Fabbriceria deliberi di autorizzare il Presidente a sostenere la lite; e che venga la dichiarazione, trasmessa all’Ill. mo Sig. Prefetto per l’opportuna autorizzazione.

Messa ai voti tale proposta è all’unanimità approvata.

In fede.

Berga li 4 Marzo 1903          firmati:      Il Parroco coi predetti Fabbriceri

 

La suesposta deliberazione venne mandata all’Ill.mo Sig. Prefetto di Alessandria, il quale però la rimise al Sotto Prefetto di Novi Ligure che la ritornò a Berga con questa lettera:

 

Sotto Prefettura di Novi Ligure

Oggetto: Lite con Sub. Economato di Novi.

Al Sig. Presidente della Fabbriceria Parr.le di Berga (Carrega)

Addì 30 Marzo 1903

A nome della Prefettura le rinvio l’acclusa copia di deliberazione 4 spirante mese, perché ne sia curata la pubblicazione e si faccia constare dell’adempimento in apposito certificato rilasciato a parte dall’Uffizio Municipale.

Nel riprodurre gli atti, la S.V. unirà copia in carta libera uso amministrativo dei rogiti Maggiani 31 agosto 1837 e 16 agosto 1842, nonché degli altri maggiori documenti di cui fosse in possesso cotesta Fabbriceria.

Il Sottoprefetto   Di Balma

Si mandò quindi la deliberazione al Sig. Segretario di Carrega perché la pubblicasse all’albo municipale, come diceva il sottoprefetto.

In questo frattempo il Sottoprefetto inviò al Presidente della Fabbriceria un’altra sua del 30 aprile, sollecitando il ritorno a lui della deliberazione.   Appena compiuto il tempo di pubblicazione municipale, col relativo certificato del Sindaco testante l’avvenuta pubblicazione, fù mandato nuovamente, in doppia copia, al Sottoprefetto.

Furono anche mandati i due atti od Istrumenti Maggiani del 1837 e del 1842, i quali, per non essere mai stati a lei comunicati dal R. Sub. Economato, la Fabbriceria dovette farli ricavare a proprie spese all’Ufficio Notarile di Novi Ligure.

Mentre pertanto il Prefetto esaminava i suddetti atti, le due parti contendenti, Fabbriceria e R. Sub. Economo, continuarono a comparire alle udienze fissate: vale a dire a quella del 31 Gennaio 1903.   A questa udienza la causa venne rinviata alli 7 Marzo 1903.   In tal giorno comparvero, Presidente e Cassiere della Fabbriceria; ma non essendo loro ancor giunta l’autorizzazione prefettizia, stanchi di correre sempre inutilmente a Rocchetta, e nel timore che il Pretore pronunciasse sentenza in contumacia contro la fabbriceria, questa presentò la seguente Comparsa formulata dall’avv.to Pinetti di Tortona:

R. Pretura di Rocchetta Ligure

Nella Causa della Fabbriceria della Chiesa Parrocchiale di Berga contro il Sig. Alberto Morassi, Regio Sub. Economo di Novi Ligure.

Deliberando la Comunità, sull’atto di Citazione 16 Nov.bre 1903 – denuncia che con verbale del 4 Marzo 1903, il Presidente fù autorizzato a sostenere il giudizio e che tale verbale fù trasmesso per l’opportuna approvazione alla Prefettura.

Oppone quindi che fin dopo approvato tale verbale non può mettersi alcun provvedimento ne può decorrere alcun termine alla Convenuta fabbriceria per deliberare in merito alla istanza del Sig. R. Sub. Economo.

Senza pregiudizio di tale eccezione eccepisce anche:

  • Che non consta sia stato il Sig. attore autorizzato dal R. Economato Generale ad istituire il presente giudizio.
  • Che poi il Sig. attore, avendo invocato a sostegno della sua istanza due atti – 31 agosto 1837 e 16 agosto 1842 Rog.i Maggiani, ed avendo dichiarato che li avrebbe prodotti in causa la Convenuta non è in grado di deliberare, non avendone ricevuta comunicazione e non essendosene fatta produzione.
  • Che allo stato degli atti pertanto, non riconoscendosi ed anzi formalmente contrastandosi dalla Fabbriceria, ogni e qualunque ragione nell’attore; e nulla ammettendosi dalla Convenuta di quanto piacque all’attore di esporre in Citazione, la domanda di cui ivi, non può a meno di respingersi siccome destituita di qualsiasi prova o giustificazione. Epperò, nulla ammesso all’istesso avversario

Chiede

  • Rigettarsi ogni istanza dell’attore.
  • Assolversi la fabbriceria dall’attrice domanda o quanto meno dall’osservanza del giudizio; col rimborso delle spese.

V.  all’udienza delli 7 Marzo 1903.

Il V. Pretore   Cumo P.

 

In questa medesima udienza delli 7 Marzo 1903, non intendendo il Pretore pronunciare sentenza, si decise di aspettare l’autorizzazione del Prefetto, fissando la prima udienza per quel giorno che la Fabbriceria avrebbe comunicata essere pronta a comparire munita della chiesta autorizzazione.

 

Dal Contenzioso Ecclesiastico di Genova

Intanto la Fabbriceria per mezzo del suo Parroco, si rivolse alla Curia Vescovile di Tortona e precisamente all’Ill.mo Sig. Can.co Vincenzo Legé, Cancelliere, il quale consigliava la fabbriceria a sostenerla siffatta vertenza perché erasi dalla parte della ragione.   Però perché la fabbriceria fosse ben consigliata e patronizzata durante il corso della lite la Curia mandò la fabbriceria all’Ufficio del Contenzioso di Genova, (raccomandata con lettera speciale) ove difensore e procuratore di questa causa venne fissato l’Ill.mo Sig. Avv. Luigi Mangini il quale preparò subito una elaboratissima comparsa da prodursi alla prima udienza, appena fosse giunta l’autorizzazione prefettizia a sostenere il giudizio.

Per amore di verità nel compilare il presente memoriale non si trascrive qui ne la lettera commendatizia della Curia di Tortona pel Contenzioso di Genova, né la magistrale Comparsa dell’Avv.to Mangini; tanto l’uno che l’altro documento colle correlative lettere di accompagnamento si possono vedere nel fascicolo o busta N. … della Cartella contenente i documenti di questa lite; cartella esistente nell’archivio Parrocchiale.

Con questa comparsa in sue mani, la Fabbriceria si teneva pronta ed aspettava che le pervenisse la chiesta autorizzazione dell’Ill.mo Sig. Prefetto.    Questa giunse sul finir di Maggio; e cioè in quell’epoca, giungevano di ritorno al Presidente della fabbriceria gli atti Maggiani colla deliberazione delli 4 Marzo 1903 (vedi pag. …. di questo memoriale).

In calce a questa deliberazione della Fabbriceria leggevansi queste precise parole …

N. 9128 …. a. III

Visto si accorda la chiesta autorizzazione sentito il Consiglio di Prefettura a sensi degli art. 77 del Decreto Imperiale 1809 e 14 del R. Decreto 16 ottobre 1861 n. 970

Alessandria 15 maggio 1903

p.  il Prefetto     Canale

 

Si riprende la lite?

La fabbriceria, munita ormai autorizzazione a stare in giudizio, credette bene avvertirne il Sig. Pretore e la parte avversaria, e come erasi rimasti d’accordo nell’ultima ordinanza del 7 marzo lì avvertì via lettera che se a loro era di comodo, il presidente o cassiere della fabbriceria sarebbero trovati a Rocchetta il 13 Giugno per rispondere in merito alla causa in corso.

Difatti, il 13 giugno il presidente si portò dal Pretore: mentre invece vi mancava il rappresentante del Sub. Economo, certo Paolino Marcenaro, il quale alla lettera di avviso della Fabbriceria, rispose con altra sua delli 21 Giugno 1903, al Presidente; lettera così concepita.

Sig. Chiesa,

Ieri parlai all’avv.to Bocca; mi disse a riguardo della vostra lettera ricevuta venerdì, che voi non comparite (sic ..) alla prossima udienza perché non ebbe ordini dall’attore: appena saprò qualche cosa vi renderò avvisato.

Distinti saluti – Vostro amico

P. Marcenaro

 

Ricevuta questa lettera, la fabbriceria attese sempre, (invano), l’avviso promesso per quindi proseguire e terminare una buona volta la noiosa vertenza: ma certo che gli avvisi non giungevano mai e che forse il Sub. Economo aveva voluto prendersi gioco di Lei, la Fabbriceria fè gli sapere che se il Sub. Economato più non intendeva proseguire nella lite incominciata, la fabbriceria avrebbe facilmente mutata la parte di Convenuta in quella di attrice, reclamando da lui e danni e spese.

Di fronte a questo franco parlare della Fabbriceria, il R. Sub. Economo scrisse al Parroco, dicendogli che in merito alla vertenza colla Fabbriceria avrebbe subito riferito all’Economato Generale di Torino per averne disposizione; ma intanto pregava il Parroco di vedere di procrastinare le cose.

Poi con altra sua lettera il R. Sub. Economo domandava confidenzialmente al Parroco se a lui la fabbriceria avesse pagato le £. 200, come parrebbe che fosse, per non avere il Parroco ancor mosso lagnanze in proposito all’Economato …

Il Parroco risponde al R. Sub. Economo dicendo che la fabbriceria non volle saperne dell’obbligo di corrispondere le 200; obbligo che vorrebbe riconoscerle il Sub. Economo; e non ne volle sapere, prima ancora che venisse a Berga, come Parroco, l’attuale titolare D. Cristiani: ciò è tanto vero che tra la fabbriceria e il Sub. Economo era corsa a questo proposito regolare citazione.   In quanto poi, al non avere il Parroco ancor mosse lagnanze presso l’Economato per farsi aumentare il supplemento di Congrua dal Fondo per il Culto, si fa osservare che al Parroco non venne ancora comunicato il Decreto di Liquidazione di Congrua, contro il quale il Parroco avrebbe certo presentato suo regolare reclamo.

Il R. Sub. Economo di fronte a queste dichiarazioni del Parroco gli scrisse nuovamente avvertendolo che qualora la lite fosse proseguita, era il Parroco che doveva sostenerla, essendo a lui passata la legale rappresentanza del Beneficio coll’atto già compiuto della sua immissione in possesso.

Ma il Parroco a questa sorpresa fattagli dal Sub. Economo, rispondeva con queste osservazioni:

  • Non sembrargli giusto che una lite principiata dal R. Sub. Economo, fosse poi obbligato a proseguirla il Parroco.
  • Che il Parroco non aveva fondi per sostenere una lite incominciata dal Sub. Economo, il quale nell’atto di immissione a Possesso aveva trasmesso a lui un diritto certo ed incontestato sulle 200 lire mentre poi questo diritto, in realtà, appariva dubbio e contestato.

 

Interviene l’Economato Generale di Torino

Dopo aver risposto al R. Sub. Economato di Novi Ligure in quel modo che si disse sopra, il Parroco (decise di) rivolgersi direttamente all’Economato Generale di Torino, informarlo di quanto accadeva a Berga tra la Fabbriceria locale e il R. Sub. Economato, e pregarlo di volere compor lui , l’Economato, amichevolmente le cose, a scanso di spese e di fastidii per ambe le parti, e a scanso di danni non indifferenti per questa Chiesa.

Nel caso che l’Economato avesse voluto direttamente occuparsene, il Parroco soggiungeva, che ben volentieri, col permesso della Fabbriceria che pure tendeva ad un’amichevole componimento di cose, avrebbe a lui mandato copia degli Atti Maggiani, nonché comunicate le ragioni precipue che inducevano la Fabbriceria ad opporsi alla domanda del R. Sub. Economato.

L’Economato Generale, con sua lettera a stampa, rispose al Parroco, manifestandogli il desiderio che esso pure aveva di veder composte amichevolmente le vertenze sorte, diceva egli, a proposito di un Certificato della Rendita sul D.P. di £. 200.

Con questo l’Economato dimostrava di non essere stato dal R. Sub. Economo, esattamente informato in merito alle vertenze stesse, perché, a quanto pare, l’Economato Generale, confondeva la questione del Certificato di £. 170 N. ……., colla questione del canone di £. 200, dovute dai Parrocchiani.

Intanto l’Economato scrisse subito una seconda lettera, richiedendo al Parroco gli Atti Maggiani e l’atto o decreto di erezione a Parrocchia della villa di Berga: siccome però quest’ultimo atto di erezione a Parrocchia, nell’Archivio non esisteva il Parroco lo fece rilevare dalla Curia di Tortona, alla quale la fabbriceria chiese parere se cioè l’atto di fondazione a Parrocchia potevasi liberamente inviare all’Economato Generale di Torino che l’aveva domandato, senza però che sorgesse il pericolo per la fabbriceria di vedersi mettere in imbrogli peggiori.

Il Cancelliere della Curia rispose dicendo non parvi alcun pericolo nel produrre all’Economato l’atto suddetto; tuttavia essere cosa prudente che la fabbriceria si consigliasse col suo avvocato del Contenzioso di Genova.

Andò quindi dall’avv.to Mangini, il Presidente della Fabbriceria, portandogli da esaminare l’atto di erezione a Parrocchia, e chiedendogli il suo parere.

L’avvocato rispose a voce che, anche mandando l’atto suddetto all’Economato, non v’era da temer nulla per la fabbriceria, la quale poteva quindi, a questo proposito, fare come meglio credeva.

Fù deciso: mandare all’Economato Generale di Torino i due atti Maggiani; ma trattenere l’atto d’Erezione fino ad una seconda richiesta dell’Economato, il quale d’altra parte poteva benissimo trovare detto atto nel suo Ufficio, come fù trovato in Curia.

In questo frattempo nella fabbriceria di Berga venne a morire di tifo, il Chiesa Antonio – Cassiere; che fù però subito rimpiazzato regolarmente.

 

Tra Parroco e R. Sub. Economo

Sul principio di Gennaio 1904, avendo il Parroco D. Cristiani scritto al R. Sub. Economo di Novi in merito a diverse altre cose, gli domandò pure, a nome della fabbriceria, quali intenzioni s’avessero a proposito del canone di £. 200.

E il R. Sub. Economo con sua lettera in data 10 Gennaio 1904 – rispose così al Parroco:

 

Molto Rev.do Signore

…… In quanto alla nota questione (delle 200 lire) credevo che la morte del Presidente e del Segretario, avesse ridotto a più miti consigli codesta fabbriceria; ma vedo che vi è tuttora fuoco sotto cenere.   Ma diano fuoco alla miccia, per Dio … e vedremo da qual parte stà la ragione.

In quanto a voler chiedere a me personalmente (?) conto delle spese che ho loro cagionate, credo sia semplicemente ridicolo, sarebbe come chi volesse far pagare i danni all’Esattore che ha fatto gli atti ai debiti morosi.

Ma come, io, non Alberto Morassi ma R. Sub. Economo, trovo che un Beneficio Parrocchiale ha certi determinati crediti, invito i creduti debitori a pagare e siccome i replicati inviti non servono a nulla, li chiamo in giudizio, per avere il pagamento e codesti debitori, vogliono chiamare i danni non al Sub. Economo, ma all’individuo Morassi Alberto che ricopre la carica.

Questa è proprio una logica che non si comprende.

La fabbriceria contesti, se lo crede, il debito: dica che non è obbligata a pagare perché i titoli sono prescritti.   Chi dovrà, proverà a detta fabbriceria che essa ha interrotto la prescrizione, che ha sempre esatto le annualità dagli obbligati, e che ha pur sempre pagato ai Parroci o Reggenti, per conto della vacanza le £. 200.

Vi sono persone vive che potranno attestare sotto il vincolo del giuramento che quanto ho affermato di sopra è vero.

I Sig. fabbriceri, consigliati non sò da chi, non certo da persona (?) che vuole piantare una piccola vigna a loro spalle, si sono incaponiti nelle loro idee, …   Ebbene, tal sia di loro …   Pagherà chi dovrà.

Frattanto io Le ripeto, per la seconda volta, senza tema di smentita, che continuandosi la lite, Lei e non io dovrà rappresentare il beneficio; abbia o non abbia fondi.   Io, se citato, dirò semplicemente questo: che come Sub. Economo avevo il dovere di esigere un cespite che fino a prova in contrario, devo credere esigibile e di proprietà di codesto beneficio, come lo dimostra il fatto, lo ripeto, che la fabbriceria ha sempre esatto a norma delle Convenzioni e pagato al Parroco, Reggenti … ecct … e che non lo pagò al Sub. Economo più perché questi diede facoltà al Reggente o al novello Parroco di esigere, per suo conto le Lire 200, che poi furono accollate al Parroco stesso, come da conto autentico, bollato e quel che più vale registrato.

In questo stato di cose, io non veggo che una via d’uscita: o si continua nella lite, e Lei mi surrogherà, perché io chiamato in causa, dirò semplicemente che essendo il Beneficio pieno, non ho più di esso rappresentanza legale, passata a V.S. coll’exequatur e coll’atto di immissione, col quale si obbligava di difendere i diritti del Beneficio e quindi sarò messo fuori causa non potendo, ripeto la similitudine, ritenersi responsabile un esattore pel fatto che ha citato un contribuente moroso.   Vedremo chi dei due avrà ragione.

Se i Signori Fabbriceri volessero prestar fede a me, che dopo tutto non ho proprio alcun interesse ne prò ne contro, il che non potrebbe forse dirsi di chi li consiglia a litigare, dovrebbero, vedere modo di definire la questione amichevolmente e considerare che l’osservanza della legge, è sempre per chi ben vede la migliore delle cose.

Mi abbia sempre e in fretta suo

A. Morassi  –  Sub.mo

 

Dalla lettura di questa lettera del Sub. Economo risulta che egli aveva adunque ferma volontà di ritirarsi dalla lite da lui stesso cominciata, per quindi obbligare a proseguirla il novello Parroco, rappresentante attuale del Beneficio.

Ancora: da quello scritto del R. Sub. Economo rilevasi il timore che Egli aveva di vedere la fabbriceria cambiare la parte di Convenuta in quella di Attrice contro di lui, qualora non si fosse più proseguiti nella lite incominciata.   Anzi è sì forte questo timore che il R. Sub. Economo si indusse persino a credere che l’intenzione della fabbriceria, nel mutare la parte di Convenuta in quella di attrice, fosse di protestare danni e spese al R. Sub. Economo personalmente; cioè non lui quale R. Sub. Economo; ma a lui quale Sig. Morassi, persona privata.

Questo timore fé sorgere il dubbio nella fabbriceria che il R. Sub. Economo non avesse sempre agito come doveva, nel citare la fabbriceria.

Pertanto si esaminarono attentamente le lettere varie che l’Economato di Torino e il Sub. Economato di Novi Ligure, inviarono alla fabbriceria; si confrontarono fra loro e cogli atti della lite e risultò che il Sub. Economo di Novi Ligure, aveva intimata la Citazione alla Fabbriceria, senza averne prima avuta formale autorizzazione dall’ufficio superiore, dell’Economato.

E difatti.   L’atto di Citazione intimato al Presidente porta la data del 16 Nov.bre 1902 e la prima udienza avanti alla R. Pretura di Rocchetta era fissata nell’atto stesso di Citazione pel 25 Nov.bre 1902.

Ma nel Dicembre dello stesso anno 1902 alla fabbriceria era pervenuta una lettera dall’Economato di Torino, con cui si invitava la fabbriceria a pagare £. 200 entro il termine perentorio di otto giorni dalla data di quella lettera, che era con diffida che in caso contrario l’Economato avrebbe dovuto autorizzare il R. Sub. Economo di Novi Ligure, a ricorrere alle vie giudiziali.

E’ chiaro adunque che quando il R. Sub. Economo fece citare il Presidente della Fabbriceria, egli non aveva autorizzazione di farlo dall’Economato Generale, come è prescritto che sia dal Regolamento degli Economati.

Il Parroco D. Cristiani quindi, alla lettera surriferita del Sub. Economo in data delli 10 Gennaio 1914 rispose con questa altra sua franca e dignitosa lettera:

 

Egregio Sig. R. Sub. Economo di Novi Ligure

Rispondo, giacché mi sento in dovere di farlo, all’ultimo suo scritto, in data delli 10. corr.te mese; la lettura del quale mi produsse non poco rammarico, sembrandomi proprio che Lei se la sia presa con me a proposito della solita noiosa e rincresciosissima questione delle 200 lire con questa mia fabbriceria.

E sì che per più volte le affermai di rimanermene, io, affatto passivo in tali questioni, come del resto, credo d’aver sempre fatto: e però, permetta Sig. Sub. Economo, che io Le manifesti francamente il mio interno sentimento.

Non mi sarei mai più aspettato di perdere la sua stima e la sua fiducia, dopo le non poche cure da me spese, onde a riuscire a procrastinare le cose con questa fabbriceria (come Lei stesso mi scrisse di fare) la quale aveva idee decisive in siffatta questione e pensava pure di convenire in giudizio Lei, per spese e danni patiti: Lei, dico, non come persona, non come Sig. Alberto Morassi; ma come R. Sub. Economo e nella sua qualità di R. Sub. Economo, il quale aveva prima fatto citare la Fabbriceria, obbligandola così a fare spese preparatorie, onde procurarsi tutti i requisiti a comparire legalmente; e quando poi la fabbriceria era pronta a sostenere il giudizio , anche dietro formale autorizzazione avutane dall’Ill.mo Sig. Prefetto di Alessandria, il Sub. Economo non si fece più vivo: anzi, reso avanti, .. nella persona del suo legale rappresentante (certo Paolo Marcenaro di Rocchetta Ligure) questi con suo scritto delli 21 Giugno 1903, indirizzato al Presidente della Fabbriceria, rispondeva precisamente così:

Sig. Chiesa,

Ieri parlai coll’avv.to Bocca; mi disse, a riguardo della vostra lettera, ricevuta venerdì, che voi non comparite alla prossima udienza perché non ebbe ordine dell’attore: appena saprò qualche cosa vi renderò avvisato.   Distinti saluti vostro amico  P. Marcenaro. ———————————-

Così scrivevasi alla Fabbriceria … la quale però fu sempre in aspettativa di qualche avviso a comparire in giudizio o da parte del Pretore, oppure da parte degli avversarii: mentre invece a lei di avvisi non ne pervennero più …   Fù allora che la Fabbriceria si era decisa di cambiare la parte di Convenuta in quella di Attrice … Se non lo fece, fù per mio riguardo che la difendevo; mentre io consigliavo a non farlo per riguardo a Lei Sig. Sub. Economo che, ripeto, mi scriveva di procrastinare le cose.   Alla fabbriceria però non sembrava troppo seria questa faccenda di citazioni per tante volte minacciata … poi intimata … e quindi tralasciata da chi l’aveva promossa …

Lei dice che se il Sub. Economo non proseguì nella lite, fù per l’unica ragione che non toccava più a lui proseguire; ma bensì al novello Parroco; essendo passata a lui la rappresentanza legale del Beneficio e per altro essendosi egli obbligato di tutelare i diritti del Beneficio nell’atto di immissione a possesso.   Comprendo i doveri del Parroco di tutelare, a norma della legge, i diritti del Beneficio, quando questi siano certi ed incontestati e come tali trasmessi al Parroco; non mi pare però a proposito di diritti contestati e dubbi …

Ad ogni modo, dico: Come potrebbe il parroco attuale, difendere i diritti suddetti, se oltre ad essere privo dei fondi necessari a sostenere la lite, non sa neppure le ragioni principali che indussero il Sub. Economato a fare la lite?

Quel poco che sa, il Parroco lo viene a sapere per transenna e per subbiettive induzioni: ma non mai per fondamento reale, o per informazioni dirette dall’ufficio dell’Economato …

Ma Lei potrà dirmi: e non conosce gli atti Maggiani? Dunque …

Dunque, soggiungo io, dai soli atti Maggiani non parrebbe uscirne argomento abbastanza valido per cimentarsi in una lite: essendo che tali atti parlano chiaramente dell’obbligo che si presero per le 200 lire gli uomini di Berga e non la fabbriceria la quale allora neppure esisteva.

Piuttosto, sembrerebbe una buona ragione il dire, che la Fabbriceria ha sempre pagato lei le 200 lire in questione.   Ma come posso saperlo io, se dall’archivio non mi risulta questo; non avendo ancor potuto trovare alcun scritto a quitanza di prete qualsiasi che fu a Berga a proposito di quest’obbligo della fabbriceria, ed avendo solo visto tante lettere si antiche che recenti della S.V. Ill.ma colle quali Lei sempre richiese le 200 lire e mai ha potuto ottenerle?   E dovrei fare una lite con ragioni puramente negative? Ben vede adunque, Egregio Sig. Sub. Economo, che anche dato il caso che io dovessi difendere i suddetti diritti, contestati e dubbi sulle 200 lire dalla fabbriceria, non parrebbe prudente mettersi subito in una lite senza prima raccogliere il materiale di prove necessarie a sostenerla …    Ma debbo dirle ancor di più …   Se la S. V. aveva intenzione di lasciare entrar me al suo posto di rappresentante legale in siffatta questione, da lei incominciata, perché non me ne rese avvertito fin dal principio che allora io avrei pensato per bene prima di mettermi in tale labirinto accettando l’immissione a possesso di questa Parrocchia?

Se poi è il regolamento stesso dell’Economato che obbliga i suoi investiti a sostenere le liti in corso per la difesa del Beneficio, mi pare allora nell’atto della mia immissione a possesso si doveva almeno far cenno della lite principiata o quanto meno della contestazione sorta sull’obbligo delle 200 lire da parte Fabbriceria; mentre nella copia del suddetto atto che da Lei venne a me consegnata non se ne fa punto cenno ma si nominano invece le 200 lire come dovute dai Parrocchiani di Berga e non dalla Fabbriceria …

Ed è per queste molteplici ragioni che io non mi sento in obbligo di muovermi per detta questione.   Quando mi giungerà la liquidazione che finora ho sempre attesa presenterò in base ad essa le mie rimostranze su ciò che non percepisco e allora le cose si chiariranno meglio.   Ritarderà la liquidazione?   Presenterò formale ricorso al Ministero …   Ma gettarmi in una lite senza speranza di vincita non mi pare prudente.

Il Parroco ha spiegato abbastanza la sua buona volontà di comporre amichevolmente siffatta questione: tanto è vero che si rivolge all’Economato Generale perché si vedesse di trovar modo di venire ad una composizione amichevole.

D’altra parte, se il Parroco non si spiegò né prò ne contro la Fabbriceria, lo fece perché ciò era pure richiesto dalla prudenza: perché, mentre da una parte, come parroco, aveva l’obbligo di tutelare i diritti del Benef.cio della Parrocchia, e come membro nat. della Fabbriceria, aveva pure l’obbligo di difendere i diritti di questa, egli per altra parte non si sentiva capace di giudicare subbiettivamente in siffatta contestazione per quindi scegliere l’un partito piuttosto che l’altro.   Quindi si dovrà pur sempre riconoscere la prudenza del Parroco usata col restarsene passivo in tale questione.

E qui sul finire non posso tralasciare di dirle un’altra cosa: ed è che fra coloro che si prendono il gusto di comunicare a Lei le notizie di questa Parrocchia, non manca qualche d’uno che le dice imposture solenni … l’immagini …   Le fù detto che son morti il Presidente e il Segretario della Fabbriceria; mentre ciò non è vero, ne per l’uno né per l’altro.   L’unico morto in questo frattempo dei membri della Fabbriceria fù certo Chiesa Antonio, (Cassiere) che però venne legalmente rimpiazzato: mentre gli altri due, compreso il Presidente e il Segretario, vivono tutt’ora e stanno benone.   Quale scopo adunque si è avuto col trarre in errore la S. V. Ill.ma?

Tronco perché siffatte cose mi fanno veramente dispiacere.   Fortuna che Lei è tanto gentile ed accorto da non valersi delle chiacchiere che le possono venire da qualsiasi parte, a proposito di questa Parrocchia di Berga … altrimenti chissà in quale confusione si andrebbe a finire.   Coi sensi della più schietta osservanza.   Dev.mo D. Angelo Cristiani.

 

Questa la lettera mandata dal Parroco al Regio Sub. Economo; tuttavia il parroco e la fabbriceria erano in attesa di disposizioni dirette ed amichevoli da parte del R. Economato Generale di Torino al quale, come s’è già detto erasi comunicato ogni cosa.

 

Amichevole proposta dell’Economato Generale

Alli 29 Febbraio 1904 giunse al Parroco una lunga lettera dell’Economato Generale di Torino riflettente la questione; dalla qual lettera contenevasi pure una amichevole transazione.

Ecco copia fedelissima di tale lettera.

 

M.R. D. Angelo Cristiani Parr.co diBerga

Torino 25 Febb.io 1904

Risulta dagli atti di questo Economato che il Decreto del Vescovo di Tortona 10 Aprile 1855 col quale fù eretto in Parrocchia Autonoma l’Oratorio di Berga staccandolo dalla Par.chia d’Agneto, a cui prima apparteneva, assegnò in dote al nuovo Beneficio Par.le e beni stabili già spettanti all’Oratorio stesso il cui reddito era stimato di lire 300 annue, nonché l’annualità di lire 200 che gli abitanti, appunto per ottenere l’erezione dell’Oratorio in Parrocchia, si erano obbligati coll’atto 31 agosto 1937 Rog.to Maggiani a pagare in perpetuo al futuro parroco pro-tempore a titolo di supplemento di Congrua affinché questa s’aggiungesse l’annuo ammontare di lire 500.   Anzi coll’atto suppletivo 16 agosto 1942 stesso rogito del precedente gli abitanti medesimi per assicurare meglio la riscossione della integrale congrua di £ 500 ed ovviare alle possibili fallanze dei raccolti, stabilirono che i beni tutti costituiti in dote al Beneficio Par.le fossero amministrati dalla futura fabbriceria della Parrocchia, la quale dovesse erogarne il reddito nel pagamento della congrua al Parroco, salvo a riscuotere dagli abitanti a norma del precedente atto, quel tanto che occorresse per formare in un col reddito dei beni le £ 500 di congrua.   Queste stipulazioni furono sanzionate dal Decreto Vescovile sovracitato che basò su di esse l’erezione del Beneficio Par.le di Berga e furono riconosciute dall’Autorità civile nella concessione del Reg. Placet alle successive nomine dei Parrochi di Berga; è ovvio quindi che la Fabbriceria non solo non aveva bisogno d’autorizzazione dell’autorità tutoria per assumere siffatte obbligazioni, come ora si pretende per sottrarnela, perché l’autorizzazione era già implicitamente concessa, ma deve anzi la sua esistenza a quegli atti che le affidarono dette obbligazioni senza le quali non avrebbe ragione di esistere poiché non esisterebbe neppure la Parrocchia.   D’altra parte per assumere l’amministrazione dei beni stabili del Beneficio Par.le e per riscuotere il canone e pagarlo al Parroco non sarebbe mai stata necessaria alcuna autorizzazione, non essendo questi atti eccedenti la semplice amministrazione.   Ciò già detto per quanto riguarda il canone dovuto dagli abitanti e per essi dalla Fabbriceria.   Quanto al Certificato di rendita sul Deb.to Pub.co di annue lire 170 risulta in modo irrefragabile dagli atti di questo Economato che esso rappresenta i beni stabili già dell’Oratorio di Berga costituiti in dote al Beneficio Par.le come sopra si è detto e che furono appresi dal Demanio nel 1867 perché riguardati come beni di Fabbriceria ovvero della Chiesa Parrocchiale e perciò assoggettati a conversione ed alla tassa del 30% a sensi delle leggi 17 Luglio 1866 e 15 Agosto 1867.

Non ostante l’avvenuta conversione questa rendita dovrebbe legalmente considerarsi come dote del Beneficio benché sia intestata alla Chiesa parrocchiale, perché questi atti d’indole amministrativa non ebbero certamente forza di mutare la natura e la destinazione dei beni quale risulta dall’atto d’erezione del Beneficio Par.le tant’è vero che l’interesse della rendita fù sempre dalla Fabbriceria corrisposto al parroco pro tempore come prima gli era corrisposto il reddito dei beni rustici; e non sarebbe assolutamente escluso che facendo le opportune pratiche presso il R. Demanio non si potesse ottener la reintegrazione, per quanto è ancora possibile, a favore del Beneficio Par.le.

Ma se si considera che simili pratiche fatte dalla Fabbriceria stessa all’epoca dell’apprensione dei beni, benché validamente appoggiate da questo Economato presso il Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti e sostenute colla produzione dell’atto d’erezione del Beneficio non sortirono il risultato che se ne attendeva, e dal Demanio si mantenne il possesso dei beni e si diede corso alla convenzione, nessuna, o quasi nessuna speranza rimane di poter ottenere ora un esito migliore appoggiando nuove istanze ai medesimi che furono già prodotti una volta.

E’ a ritenersi quindi che sia miglior partito accettare il fatto compiuto, procurando di trarne il maggior vantaggio che sarà possibile in base alle leggi vigenti, e cioè ritenendo spettanti alla Chiesa Parr.le come fù disposto dal Ministero, il Certificato di rendita, di cui si tratta, e ritenendo pure che il Beneficio Par.le non ha altro reddito all’infuori del canone di £ 200 dovuto dalla Fabbriceria per conto dei parrocchiani, inoltrare formale domanda all’Amministr.ne del Fondo Culto per ottenere senz’altro l’assegno supplementare di congrua a termini della legge 4 Giugno 1899 N. 191.

Restituisco alla S.V. i due Rogiti Maggiani sovra citati, avvertendo che di essi già esiste una copia in carta libera negli atti di questo Econo.to.

Il R. Economo Generale – Ferrando

Nota – L’originale di questa lettera fù mandata al Fondo Culto di Roma per ottenere il supplemento ad incremento di congrua come sopra.

 

Trattative di Transazione

Ricevuta questa lettera del R. Economato Generale di Torino, in data del 25 Febbraio 1904, il Parroco ne diede subito comunicazione alla Fabbriceria, la quale esaminò ogni cosa, chiese anche parere al suo avvocato, e quindi fù concorde nell’accettare la proposta transazione colla quale si terminavano ambedue le vertenze, e delle £. 200 di canone e del Certificato di £. 170.   Anzi, parve alla fabbriceria che la proposta dell’Economato Generale fosse conforme alla proposta fatta dalla fabbriceria stessa al R. Sub. Economo di Novi Ligure, prima di entrare in questione (vedi pag. 2 di questo memoriale).

Stando così le cose, conveniva che le due parti entrassero in trattative di transazione in modo esplicito, onde porne ben chiari i termini dell’amichevole componimento.

Si principiò quindi un lavoro ancora ingente, perché ognuna delle due parti l’intendeva a modo suo nel formulare le intese della transazione.

Esporrò veramente le cose come sono avvenute sul finire di questo memoriale: intanto riferisco quì appresso per maggiore dilucidezza delle questioni, la 2a vertenza sorta tra il R. Sub. Economo di Novi Ligure e la Fabbriceria, vertenza riflettente la proprietà del Certificato Nominativo N. 115.076 di £. 170 (Vedi a Pagina 1.a e 2.a di questo memo.le).

 

Vertenza

Tra il R. Sub. Economato di Novi Ligure, rappresentante il Beneficio Par.le e la Fabbriceria di Berga, a proposito del Certificato N. 115076 dell’annua rendita lorda sul D.P. di £. 170.


§. 1

Come nacque la suddetta vertenza.

Si richiamino a memoria i preliminari accennati a pag.    di questo memoriale.   Si vedrà che quanto il R. Demanio dello Stato, in forza della legge 7 Luglio 1866, prese possesso e incamerò i beni dell’Oratorio di S. Antonio in Berga, dopo la vendita fattasi all’asta pubblica di quei beni, il R. Demanio consegnò alla locale Fabbriceria un Certificato Nominativo di £. 170 di rendita lorda sul D.P.; certificato che era intestato all’Oratorio di S. Antonio da Padova in Berga, cui appunto appartenevano i beni incamerati che il Certificato stesso rappresentava.

Ora è appunto su questo certificato di £. 170 che sorse questione tra il R. Sub. Economato e la fabbriceria, durante la vacanza del Beneficio del 1901 1902.

Il R. Sub. Economato per l’addietro , ha sempre ritenuto che il suddetto Certificato o Cedola, fosse di proprietà non della cassa della Fabbriceria ma del Beneficio Parrocchiale; in modo che i frutti di essa Cedola dovesse riscuoterli il Parroco, quando il Beneficio Parr.le era provvisto di proprio titolare.

Quindi nell’atto di immissione a possesso che suol farsi pei novelli Parroci, il R. Sub. Economato dava al Parroco di Berga il diritto di riscuotere, come parte della Congrua a lui spettante, i frutti di detta Cedola: mentre durante il tempo di vacanza del Beneficio, tale diritto lo serbava a se.

La fabbriceria invece ritenne sempre, colla popolazione tutta quanta, che il Certificato in parola, si riscuotesse a favore della Chiesa e non del Parroco e fù appunto quando s’accorse che era altrimenti che sorse a protestare e a reclamare i suoi diritti.

 

§. 2

Le ragioni del R. Sub. Economato.

Il R. Sub. Economato sosteneva il diritto suo di proprietà sul Certificato N. 115076 colle ragioni seguenti:

1°) Il Certificato suddetto rappresenta i terreni, già spettanti al Beneficio Parr.le e che, in forza della legge 7 Luglio 1866, furono incamerati dal R. Demanio dello Stato, il quale in compenso dell’incameramento fatto aveva appunto consegnato alla fabbriceria il Certificato in questione.

2°) I frutti di tale Certificato, pel tempo passato vennero sempre riscossi dal Parroco e a favor suo; non mai dalla fabbriceria a favore della Chiesa; in quel modo appunto, che prima dell’incameramento dei terreni dell’Oratorio, il reddito annuo di essi, computato in £. 300, si riscuoteva dal Parroco pro-tempore, quale parte precipua della Congrua a lui spettante in forza degli Atti Maggiani 1837 e 1842.

3°) Quantunque il suddetto Certificato, sia nominativamente intestato alla Chiesa, tuttavia è da ritenersi tale intestazione come un errore, il quale dev’essere corretto mutandone l’intestazione a favore del Beneficio Parr.le.

Queste tre precipue ragioni del Sub. Economo, che erano pure del Parroco di Berga D. Evaristo Reggiardo, ora arciprete deg.mo di Garbagna, il Sub. Economo le espresse in diverse sue lettere dirette alla fabbriceria (vedi lettera 27 Giugno 1902 e quella delli 6 e 30 Luglio 1902 della busta N.      ).

Il R. Sub. Economo voleva quindi che fosse a lui consegnato il suaccennato Certificato, pel tempo della vacanza del beneficio (anno 1901 – 1902): precisamente come nel tempo in cui il Beneficio era occupato dal D. Evaristo Reggiardo, il Certificato stesso era tenuto e riscosso dal suddetto Parroco di Berga.

 

§. 3

Ragioni della Fabbriceria.

Alle ragioni e richieste del R. Sub. Economo la fabbriceria dal canto suo rispose sempre negativamente in base alle seguenti ragioni.

1°) Non è vero che il Certificato in parola rappresenti i fondi che spettavano prima al Beneficio Parrocchiale di Berga: esso invece rappresenta i fondi o terreni che fino dall’anno 1784 furono lasciati da certo Bartolomeo Chiesa q. Stefano all’Oratorio di S. Antonio da Padova in Berga.

Se i terreni che il Certificato rappresenta fossero appartenuti al Beneficio Parrocchiale il R. Demanio non avrebbe potuto incamerarli.   Invece erano di spettanza dell’Oratorio di S. Antonio e fù per questo che il R. Demanio se ne impossessò, li vendette e diede poi alla Fabbriceria il Certificato Nominativo di £. 170, intestato all’Oratorio stesso.

Adunque tale certificato spetta alla Chiesa e non al Beneficio Parr.le di Berga.

Per ravvalorare queste sue ragioni, la fabbriceria fece febbrili ricerche del testamento di colui che aveva lasciati i suoi beni all’Oratorio; cioè di certo Bartolomeo Chiesa q. Stefano; testamento che, a detta di molti Parrocchiani, esisteva dapprima, in copia conforme all’originale, fra i documenti dell’archivio di questa Parrocchia.   Per quanto si sia rovistato però nell’archivio, non si rinvenne che una nota in foglio, colla data delli 4 Ottobre 1785, la quale nota si esprime precipuamente così:

 

1785. 4. 8bre

“Nel nome del Signore Iddio sia

Essendo vero che il Caporale Bartolomeo Chiesa quondam Stefano di questa villa di Berga mentre era fra i vivi abbia fatto il suo nuncupativo testamento ricevuto dal Rev.o Don Pellegrino Fugazzi Rettore di Agneto fatto il giorno venticinque aprile 1784 esistente negli atti civili della Curia di Carrega ed abbia in esso ordinato, oltre le altre cose, che seguita la morte naturale di Maria Nicoletta sua moglie, a cui lasciò il libero usufrutto di tutti i di lui beni, fossero tenuti li Priori pro-tempore dell’Oratorio eretto in questa villa sotto il titolo di S. Antonio da Padova far seguire un esatto inventario di tutti i mobili e serramenti che fossero rimessi nell’eredità di suddetto Caporale Chiesa, come da detto Testamento”. ————————————————–

 

Il Parroco D. Angelo Cristiani fé di tutto per rinvenire il testamento del Chiesa Bartolomeo dalla cui nota succitata risulta essere stato fatto alli 25-aprile-1784.

Mandò anzitutto a vedere nell’Archivio Par.le di Agneto in quello dell’Arcipretura e del Municipio di Carrega; ma in nessun luogo fu trovato detto testamento; neppure nella Curia Vescovile di Tortona.

Allora al Parroco D. Cristiani sorse l’idea di vedere un po’ se non si potesse rinvenire fra le carte private di qualche famiglia della villa di Berga.   Avvertì quindi la popolazione e col di lei consenso, il Parroco stesso esaminò le carte private di ogni singola famiglia.   Il testamento di Bartolomeo Chiesa tanto ricercato, non si poté in alcun modo rinvenire: si rinvenne tuttavia dal D. Cristiani, in casa di Chiesa Davide dei Frattini, si rinvenne copia del testamento

Davide Chiesa dei Frattini

di Nicoletta Balzarini moglie del Cap. Bartolomeo Chiesa q. Stefano; insieme a detto testamento si rinvenne copia anche di una vertenza sorta poi fra gli eredi della predetta Nicoletta Balzarini e i Priori dell’Oratorio di Berga, a proposito dei beni del Bartolomeo Chiesa.

Questi documenti esistono ora nell’Archivio Par.le di Berga, ove li depose il Parroco D. Cristiani.

Non potendo la fabbriceria rispondere alla prima ragione del Sub. Economo per dimostrargli col testamento alla mano che il Bartolomeo Chiesa aveva lasciati i beni suoi non al Beneficio ma all’Oratorio di Berga, la fabbriceria addusse la seguente induttiva ragione.

Se dal R. Demanio dello Stato furono considerati come beni spettanti all’Oratorio i beni ecclesiastici lasciati dal Bartolomeo Chiesa, e furono quindi, come tali sottoposti alla Legge di conversione e incamerati, perché adesso si vorrebbe ritenere il Certificato di £. 170 che tali beni rappresenta, come di spettanza del Beneficio Parr.le?

Conviene anche sapere che all’atto di incameramento dei beni del suo Oratorio, la popolazione di Berga si oppose vivamente, dicendo che tali beni, servivano per formare, col loro reddito annuo, la congrua al Parroco pro-tempore; e quindi dovevano ritenersi come esenti dalla Legge 7 Luglio 1866 e non essere incamerati.   In questo senso, venne anzi presentato un formale ricorso al R. Governo: ricorso che era firmato da molti par.ni di Campassi e di Agneto, i quali, come individui imparziali, attestavano la verità di quanto asseriva la popolazione di Berga coll’opporsi all’incameramento dei beni del suo Oratorio.

Purtroppo però, anche questo ricorso, la cui copia pare che si trovasse prima nell’archivio Par.le, più non si sà ove sia andato a finire.

Il Parroco D. Cristiani ne interrogò in proposito il Sac. D. Erminio Gnecco, il quale era stato Reggente di Berga immediatamente prima della venuta del D. Cristiani; ma il D. Gnecco rispose che ricordavasi bene di aver vista la copia di tale ricorso il quale doveva trovarsi nell’archivio Par.le

Ma nell’archivio Par.le nulla si trova: forse fù portato, come documento, all’avv.to Pinetti o a qualche altro, senza poi procurare di chiamarne la restituzione.

 

Alla seconda ragione del R. Sub. Economo che diceva:

“Essere, i frutti annuali del Certificato in questione, sempre stati riscossi a favore del Parroco e non della Chiesa; in quello stesso modo che il reddito o frutto dei beni dell’Oratorio, prima del loro incameramento, si dava al Parroco e non alla Chiesa.”   a questa ragione del R. Sub. Economo, la fabbriceria rispondeva così:

“E’ vero che prima del loro incameramento, i beni o meglio il reddito dei beni dell’Oratorio, computati in £. 300, annue, si dava al Parroco, come parte della Congrua a lui spettante.

Ma non è vero invece che i frutti o redditi del Certificato in parola, siano sempre stati riscossi a favore del Parroco.

Anzi è cosa certa, certissima che tale Certificato fu per l’addietro riscosso dalla fabbriceria a favore della Chiesa.

Il primo a riscuoterlo a favore del Parroco fù il D. Evaristo Reggiardo, come può facilmente vedersi dai registri dei Conti della fabbriceria, dai quali risulta che l’antecessore del D. Reggiardo, il M. R. D. Emilio Nannino, non riscosse mai durante i nove anni di sua permanenza a Berga, il Certificato a favor suo, ma a favore della Chiesa.   Anche il D. Reggiardo nei primi anni che fù a Berga non riscosse per se i frutti o Reddito del Certificato in questione: li riscosse poi in seguito su suggerimento e consiglio del R. Sub. Economato di Novi Ligure, il quale, come si disse, sosteneva il diritto sul Certificato da parte del Beneficio.   La fabbriceria però di nulla s’accorse mai.   Ma durante il tempo di vacanza del Beneficio (1901 – 1902) per l’avvenuto trasloco di D. Reggiardo da Berga a Garbagna, il R. Sub. Economo richiese alla fabbriceria che fossero a Lui pagate le £. 170 del Certificato, per la quale richiesta la fabbriceria osservò se il Certificato trovavasi nella cassa, vide che mancava; si rivolse al D. Reggiardo, il quale o per errore, o allo scopo di ritirarne poi i mesi di interessi per lui maturi erasi portato seco il Certificato stesso.   Si portarono a Garbagna due fabbriceri e dal D. Reggiardo s’ebbero il Certificato che fù rimesso alla cassa della Fabbriceria.

Intanto il Sub. Economo con ripetute sue lettere reclamava sempre il pagamento delle £. 170 del Certificato, alla fabbriceria; finché stanco di più oltre dimandare, con sua lettera del 27 Giugno 1902 avvertiva il Presidente della Fabbriceria a volergli fare immediata consegna della Cedola stessa, facendogli anche sapere che, nel caso negativo, la fabbriceria non avrebbe potuto esigere gli interessi della Cartella, essendone l’amministrazione del Fondo per il Culto diffidata di farne il pagamento.   E così fù difatti.   D’allora in poi la Cedola non si poté più riscuotere nei suoi interessi dalla fabbriceria nelle cui mani si trovava la Cedola.   Della sospensione del pagamento di questo Certificato ne fù pure avvertito, nell’atto di immissione in possesso il Parroco novello D. Cristiani, il quale giunto in parrocchia, studiò bene la questione e quindi alla fabbriceria, che lo richiese del suo parere disse:

avere il diritto la fabbriceria di amministrare il Certificato in questione, la cui intestazione all’oratorio di S. Antonio in Berga, doveva lasciarsi intatta: ciò nondimeno le £. 170 di reddito la fabbriceria era tenuta a pagarle al Parroco.

La fabbriceria non s’acquetò al parere del Parroco; volle interrogare il suo avvocato: Sig. Luigi Mangini di Genova; lo fece e l’avvocato rispose confermando il parere del Parroco e consigliando a comporre amichevolmente le cose col R. Sub. Economato (Vedi lettera delli 9 febbraio 1904.)

Pochi giorni dopo come si disse sopra a pag.      di questo memoriale, il R. Economato Gen.le scriveva la sua lettera delli 26 Febbraio 1904, proponente, anche per questa questione, un’amichevole componimento.

 

=  Transazione  =

———————-

§. 1

Si discutono i termini della transazione.

La Fabbriceria dopo aver fatto rispondere dal Parroco al R. Economato di Torino ringraziandolo della buona volontà che egli dimostrava di vedere composta amichevolmente,

copia della risposta all’ultima lettera dell’Economato in data 25.2.1904.


Ill.mo Signore

Mi giunse la sua stimatissima del 25 Febbraio scorso – coi relativi due atti Maggiani.   Il contenuto di quella lettera l’ho subito comunicato alla fabbriceria, facendole rilevare la bontà usata dalla S.V. Ill.ma nel proporre si bell’accomodamento in quistione si intricate e noiose.

La Fabbriceria, presa visione della suddetta lettera, mentre espresse i sentimenti di più alta riconoscenza verso la S.V. Ill.ma sospese per ora qualsiasi deliberazione, desiderando prima di deliberare esaminar meglio su quanto le venne proposto dalla S.V. Ill.ma .

Fra giorni dessa si pronunzierà in proposito e ne riferirà essa medesima alla S.V.I. le sue deliberazioni.

Di tanto mi sono creduto in dovere informare la S.V.I. della quale coi sensi della più schietta osservanza.

firmato   D. Angelo Cristiani   Parroco

Berga 2.3.1904

 

per mezzo del Parroco e del Presidente dié comunicazione al R. Sub. Economo di Novi Ligure della lettera dell’Economato 25 febbraio 1904.

Il R. Sub. Economo dimostrassi pronto ai consigli dell’Ufficio Superiore e così cominciarono a discutersi i termini in cui la transazione doveva farsi.

Giova confessare, come si disse già a pag.na     di questo memoriale, che l’intesa sulla transazione fù lunga e laboriosa, il che può facilmente constatarsi leggendo le varie lettere del R. Sub. Economato al Economato, esistenti nell’archivio Par.le.

Principiatosi a trattare di transazione nel Marzo del 1904 si proseguì fino al 1907, e a tutt’oggi 27 marzo 1908, si attende ancora si confermare la transazione in qualche atto pubblico o in altro modo, però duraturo e perenne, in guisa che le questioni siano terminate per sempre.

Ecco quindi, cronologicamente esposto quanto, a questo riguardo avvenne …

 

§. 2

La fabbriceria accetta di transigere.

La fabbriceria, con sua deliberazione in data delli 14 aprile 1904, decise all’unanimità di accettare la transazione proposta dall’Economato, entrando così in trattative per formulare detta transazione.   Colla stessa deliberazione incaricava il Parroco di inoltrare ricorso all’autorità superiore per avere le competenti autorizzazioni a transigere.

Il Parroco pro-bono pacis accettò l’incarico; preparò il ricorso e con copia della deliberazione a transigere, lo spedì il Prefetto di Alessandria per avere il suo beneplacito anzitutto.

Detto ricorso porta la data del 2 Giugno 1904, e si trova fra i documenti dell’archivio.

Intanto col R. Sub. Economato si discuteva sul modo di precisare i termini in cui la transazione doveva essere posta.

L’Economato di Torino, nella sua delli 24 febbraio 1904, aveva proposto la transazione scrivendo al Parroco così:

“Ritenendo spettante alla Chiesa Parr.le, come fù disposto dal ministero, il Certificato di cui si tratta, e ritenendo pure che il Beneficio Parr.le non ha altro reddito all’infuori del Canone di £. 200 dovuto dalla fabbriceria per conto dei Parrocchiani, inoltrare formale domanda all’Amministrazione del Fondo Culto per ottenere senz’altro l’assegno supplementare di Congrua a termini della legge 4 Giugno 1899 N. 191.”

Ora da queste parole conveniva partire nel formulare la transazione in termini chiari e precisi.

Ma il R. Sub. Economo voleva che a lui fossero pagati gli arretrati del Canone, perché, diceva, il canone è tenuto a pagarlo la fabbriceria quindi ……tendo i semestri maturi della Cedola fatta sospendere nel 1902, paghi la fabbriceria gli arretrati del Canone.

La fabbriceria di arretrati nel canone non ne voleva pagare, perché, diceva, l’obbligo di pagare il canone, cogli atti Maggiani, se lo sono assunto i Parrocchiani; la fabbriceria è pronta pro bono pacis ad assumerselo ex novo quest’obbligo, ma per l’innanzi, non per l’addietro.

Stando così le cose si ……….  …  ……….. che gli arretrati del canone si pagherebbero al Parroco D. Cristiani dal giorno della sua nomina a Parroco di Berga; al Sub. Economo si darebbero solo £. 50 (cinquanta) quale compenso spese da lui incontrate per procedere contro la Fabbriceria.

Fatto quest’accordo verbalmente, la fabbriceria ricorse all’Economato perché togliesse il veto alla riscossione del Certificato: l’Economato annuì alla domanda della fabbriceria; ma con grande stento.   Tutto ciò può rilevarsi dalla lunga corrispondenza avutasi col R. Sub. Economo nell’anno 1904 (Lettere che esistono fra i documenti dell’archivio Parr.le).

Fù solo nel 15 Gen.io 1905 (vedi lettera, stessa data) che il R. Sub. Economato di Novi Ligure, avvertiva il Parroco di Berga che “volesse far conoscere  al Presidente che l’Economato aveva già disposto che fosse rimesso in corso il pagamento degli interessi maturati e maturandi della Cartella Nominativa di annue £. 170.

La fabbriceria poté quindi riscuotere gli interessi maturati sul Certificato il che fece nel Gennaio 1905.

Gli interessi maturi partivano dal Gennaio 1902: da quell’epoca a tutto il Gennaio 1905, sul Certificato di £. 170 /lorde/ v’erano sette semestri maturi di £. 68 nette per ogni semestre; furono così ritirate £. 476.

Di queste £.400 furono date al Parroco per due anni di servizio arretrato già prestati (1903-04 e 1904-05, da un gennaio a un altro).

Al R. Sub. Economo furono spedite £. 50; somma pattuita con lui per rimborso delle spese processuali: questo pagamento fù fatto ma col patto che se la superiore autorità non avesse approvato la transazione e alla fabbriceria, per tale pagamento ne fosse accaduta conseguenza di responsabilità, il R. Sub. Economo e Parroco avrebbero restituito ogni cosa.

In seguito, ogni anno venivano pagate le £. 200 al Parroco.

 

§.

La transazione approvata.

Il R. Sub. Economato, aveva presentato alla Fabbriceria uno schema di deliberazione che doveva servire di modulo alla fabbriceria nel prendere decisiva deliberazione a transigere: ciò il R. Sub. Economato aveva fatto, non approvando la deliberazione già fatta e a lui spedita dalla Fabbriceria.

La fabbriceria dal canto suo non tenne conto dello schema proposto dal R. Sub. Economato, perché non troppo chiaro: né preparò un’altra deliberazione, la fece rivedere e correggere dal suo avv.to Luigi Mangini di Genova e poi la mandò al R. Sub. Economato, perché egli la vedesse, e, riconosciutala conforme all’intesa fatta, la firmasse per non far sorgere equivoci.   Così formata sarebbesi poi prodotta alle superiori autorità per la necessaria autorizzazione richiesta.

Dopo tante perplessità l’Economato approvò la deliberazione, la quale si pensò di farla approvare dall’autorità civile ed ecclesiastica.

Anche per ottenere questa autorizzazione ebbe a lavorare dal Parroco non poco.

Dapprima fu mandata, debitamente trascritta in carta da bollo da £. 1,20, all’Ill.mo Sig. Prefetto di Alessandria, ma questi la rimandò indietro, dicendo che dev’essere prodotto alla Corte d’appello di Casale, e steso su carta da bollo da £. 3,60 e firmato da un avvocato o Procuratore esercente avanti quella stessa R. Corte.

Fù quindi dato incarico all’avv.to Mangini di Genova, cui il Parroco tutti gli atti occorrenti, colla deliberazione della Fabbriceria, da essa firmata e dal Sub Economo; e con altra copia, conforme all’originale, trascritta su carta da bollo.

L’avv.to Mangini, incaricò a sua volta l’avv.to Procuratore Ottone di Casale, il quale produsse e sostenne formale ricorso in proposito avanti a quella R. Corte.

In seguito alla produzione di questo ricorso, il R. Procuratore Gen.le di quella Corte fece inchiesta rigorosissima: interrogò pure per mezzo della Pretura di Rocchetta, e la fabbriceria e il Parroco di Berga.

(Veggasi fascicolo contenente le domande del R. Procuratore e le risposte date.)

Finalmente la tanto aspettata autorizzazione civile, venne dalla Corte d’appello di Casale data alla Fabbriceria con Decreto speciale in data del 26 Luglio 1906.

Copia di tale Decreto, fatta dal Cancelliere di quella Corte, esiste nell’archivio.

Ottenuta l’autorizzazione civile, si pensò all’autorizzazione ecclesiastica, per la quale più volte s’era già rivolto il Parroco a Mons. Vescovo e alla Curia di Tortona, che dimostravansi benignamente favorevoli.

Anche l’autorizzazione Pontificia fù concessa, come risulta dal Decreto di Mons. Vescovo in data del             esistente nell’archivio.

Con ambedue le necessarie autorizzazioni già a Lei pervenute, la Fabbriceria non aspettava che il momento di redigere l’atto di transazione; atto che la fabbriceria ritenne sempre necessario a farsi.

L’Economato alle volte ritenne esso pure necessario redigere un atto formale di transazione; alle volte dichiarò bastare per ritenere valida la transazione che la fabbriceria deliberasse, colla autorizzazione dei superiori, in merito alla transazione stessa.

La fabbriceria avvertì subito l’Economato che le autorizzazioni a transigere erano di già a lei pervenute e che quindi si attendevano disposizioni da lui in proposito.

L’Economato rispose chiedendo copia del Decreto della Corte d’appello di Casale col quale si autorizzava la Fabbriceria a transigere: ma siccome tale copia la rivoleva in carta da bollo da £. 2,40; il ché, per la lunghezza del Decreto, importava una non indifferente spesa per la fabbriceria già fin troppo stremata, così la fabbriceria scrisse all’Economato che era pronta a mandare la copia richiesta ma in carta libera oppure, ad inviare l’originale del Decreto perché l’Economato ne prendesse visione e poi lo ritornasse alla fabbriceria.

Furono mandate e copie del Decreto e della deliberazione della Fabbriceria con cui accetta la transazione, ma in carta libera, fin dal Settembre 1907.

Non si sa però se siano pervenute all’Economato perché il R. Sub. Economo di Novi Ligure, cui il Parroco s’era rivolto per sapere cosa si pensasse della transazione, rispose che le vertenze devono essere ritenute esaurite e che necessitava che il Parroco inviasse copia del Decreto a transigere all’Economato perché ne prendesse nota sui registri d’ufficio.

(Veggasi lettera del R. Sub. Economo al Parroco in data del 14 febbraio 1908.)

 

Breve riepilogo.

Nel 1902 (vacante la Parrocchia) nacquero due vertenze fra il R. Subeconomo dei B.V. e la fabbriceria parrocchiale di Berga.

La 1a vertenza riguardava un certificato nominativo del D.P. della Rendita già di £ 170 lorde ora di £ 122,50.

La 2a vertenza riguardava l’annua prestazione di £ 200 cui eransi obbligati gli uomini di Berga con due atti Rog.ti Giacomo Maggiani, dei quali l’uno è in data del 31 Agosto 1837 e l’altro del 16 Agosto 1842.

Il R. Subeconomo reclamava le 200 Lire più il frutto del Certificato, la fabbriceria si rifiutò per l’una e per l’altra cosa, provocando contro di se una citazione civile …….. Pretore.   Vedasi retro il Verbale di Citazione, o sua copia.

Naturalmente la fabbriceria si difese, asserendo:

1°  Che nulla doveva al R. Subeconomo in ordine al Certificato, perché questo rappresentava i Beni incamerati e quindi era della Chiesa e non del Beneficio avendo la Legge di conversione colpito i Beni della Chiesa, e non dei Benefici.   Osservando: che

2°  luogo che non era tenuta al Canone di £ 200, perché quello costituiva la Decima cui s’eranno obbligati gli uomini di Berga, e la decima era stata di Legge abolita.   Si tennero più udienze, però il secondo punto rimaneva un osso duro, perché essendo elencato il Canone di £ 200 sugli Atti di fondazione, più che Decima era un compromesso, fù quindi necessario adivenire ad una transazione suggerita dall’Ill.mo Sig. Ferrando allora Economo G.le di Torino.   Si eseguirono perciò le necessarie pratiche onde ottenere l’autorizzazione dalla superiore Autorità Ecclesiastica e Civile a transigere, e ciò fatto, la Corte d’Appello con suo atto in data del 26 Luglio 1906 approvò la transazione, così la Fabbriceria rimase assoluta padrona dell’interesse nominativo, ed in obbligo legale di pagare al Parroco pro tempore Lire 200, annue.

Così quando il sottoscritto entrò parroco a Berga trovò la Parrocchia con un assegno di £ 755,70, e cioè £ 555,50 di supplemento di Congrua più £ 200 di Canone.

In seguito si fecero regolari ricorsi per portare la Congrua a £ 900- più le spese di Culto.

Della cosa se né occupò prima il Foro Romano però senza esito felice.   Poi né fù affidata la cura all’Ufficio di Contenzioso Ecclesiastico in Genova, e si riuscì alla meglio, non mancò però l’aiuto dell’Onorevole Comm. Avv. Emilio Parodi Deputato di Pontedecimo, e nel 1912 s’ebbe l’aumento di supplemento di Congrua vedasi la copia del Decreto di liquidazione conservato in Archivio, e poi nel 1913 si conseguirono le spese Culto in Lire 35 annue.

Era mia intenzione di lasciare precise e dettagliate memorie di tutti i processi verbali, essendo iniziata la causa contro l’Amministrazione del Fondo Culto: però essendo subentrata l’opera di mediazione di buone e votte persone tra le quali il Preg.mo ed Ill.mo Sig. Economo G.le dei B.V. di Torino, più uno dei membri della Corte dei Conti allora in funzione e Deputato d’uno dei Collegi di Genova, che avendomi visto in Val Trebbia mesto, e saputane la causa, volle occuparsi a favore della Chiesa di Berga e del suo parroco, si finì con un’amichevole componiminto.   Tengo a dichiarare che senza l’aiuto altrui sarei riuscito a zero ed i Benefattori così influenti e generosi, vollero essere prudenti, e non lasciarono d’esprimere il desiderio di non figurare nelle memorie dell’Archivio, quindi caro lettore, non avertela a male, se non trovi completa soddisfazione nelle narrazioni, e prega per chi a lavorato per Berga, perché qualora ne avesse di bisogno, il Signore lo illumini.

D. Fogliani


Note esplicative

 

Parrocchia – Beneficio Parrocchiale – Fabbriceria

La parrocchia, che in quanto tale solo in epoca recente, cioè con il Codice di diritto canonico del 1983, ha visto riconosciuta la possibilità di vedere sanzionato il proprio profilo istituzionale con il riconoscimento della personalità giuridica, ha sempre avuto rilievo istituzionale-giuridico sia pure indirettamente, attraverso i suoi tre elementi costitutivi della chiesa, del beneficio parrocchiale e della fabbriceria, i quali a loro volta hanno avuto solo in determinati periodi riconosciuta dallo stato una specifica personalità.

Nella chiesa parrocchiale si esercitavano le funzioni di culto e si amministravano i sacramenti. A essa si connetteva l’ufficio ecclesiastico, cioè il complesso di funzioni che per diritto proprio doveva esercitare chi era addetto alla chiesa, cioè il sacerdote parroco.   Alla chiesa si potevano riferire diritti spirituali e temporali e beni immobili.

Il beneficio parrocchiale era costituito dalla rendita dei beni assegnati al sacerdote addetto, come compenso per l’ufficio che egli esercitava.

La fabbriceria era la fondazione destinata alla conservazione e manutenzione della chiesa e alle spese di culto.

L’erezione di nuove parrocchie comportava necessariamente la previsione dei relativi redditi beneficiari, che costituissero una dotazione stabile e congrua.   Potevano anche essere eretti benefici senza attribuzioni, purché ci fosse la previsione di futuri altri redditi. Il vescovo aveva la facoltà di dividere una parrocchia per formare nuove circoscrizioni parrocchiali, ma per costituire nuovi benefici doveva sentire il parere del capitolo cattedrale. La nuova parrocchia non doveva portare detrimento a quelle già esistenti, e per questo il vescovo, prima di decidere nuove erezioni, doveva sentire il parere dei rettori delle chiese preesistenti.

La costituzione di nuove parrocchie doveva essere motivata o dalla difficoltà per la popolazione di accedere alla precedente chiesa parrocchiale, o dalla crescita della popolazione. Il caso più frequente di erezione di nuove parrocchie era quello che avveniva per divisione, per cui una parte del territorio e della popolazione con i diritti spirituali e temporali di più parrocchie veniva separato allo scopo di formare un nuovo ente.

Nel caso di “divisio”, il vescovo doveva provvedere che fosse assegnata alla nuova parrocchia una congrua dotazione, che doveva desumersi dai redditi pertinenti alle chiese matrici, purché alle medesime rimanesse una sufficiente quota di redditi.

Lo smembramento, invece, era la divisione parziale di una sola parrocchia matrice o del beneficio, cioè lo stralcio da questa di una parte del territorio e del beneficio, per assegnarli alla nuova chiesa.

Ai vescovi spettava inoltre la potestà di trasferire la sede di una parrocchia da un luogo ad un altro, e da una chiesa ad un’altra, anche all’interno di una stessa parrocchia.

 

Conversione dei beni ecclesiastici L. 7-7-1866, n. 3036; punto 3/a Prot. Addiz. Nuovo Concordato

A seguito delle leggi eversive [Leggi ecclesiastiche], il diritto statuale riconobbe agli enti ecclesiastici conservati (cioè non soppressi dalle leggi stesse) la capacità di possedere solo beni mobili sancendo per gli immobili presenti e futuri appartenenti a detti enti, salvo poche eccezioni (art. 11, L. 3036/1866), la devoluzione al demanio e la cd., cioè l’obbligo di iscrivere nel gran libro del debito pubblico, una rendita del 5% a favore degli enti stessi.

L’obbligo della cd. è stato soppresso dal Concordato del 1929 [vedi Patti lateranensi] che ha riconosciuto agli enti ecclesiastici il diritto di possedere liberamente beni immobili (il cui acquisto è però subordinato ad autorizzazione governativa). La soppressione in linea di massima è stata confermata dal Nuovo Concordato.

Prima di tutto bisogna spiegare l’etimologia della parola “eversivo”; nel contesto in cui furono emesse le “leggi” il significato era di “distruggere”, “mandare in rovina”, “contrastare”; mentre oggi il suo significato è quello di sovvertire o abbattere l’ordine costituito.

Ora esaminiamo le ”leggi eversive” promulgate dal novello governo nazionale italiano nel luglio del 1866 e nell’agosto del 1867 le cui intenzioni primarie furono quelle di sopprimere numerosi Enti Ecclesiastici e di avocandone il patrimonio allo Stato e agli enti pubblici locali. L’amministrazione di tale patrimonio fu affidata al “Il Fondo per il Culto”, di nuova istituzione. I beni in esso contenuti vennero diminuiti del 30%, ed arbitrariamente incamerati dallo Stato che inventò e coniò, all’occasione, una “Tassa Straordinaria” al solo scopo di giustificare l’indebita appropriazione.

Nelle intenzioni, la legge mirava ad evitare che beni immobili restassero per secoli di proprietà di uno stesso titolare (la Chiesa), impedendone così la libera circolazione. In realtà, le vendite delle terre facenti parte dell’ex patrimonio ecclesiastico, che avrebbero dovuto realizzare l’incremento delle proprietà contadine, finirono invece nelle mani dei speculatori e latifondisti, dando così inizio a quelle che furono le giuste rivendicazioni dei contadini nel primo Novecento. Una parte dei beni urbani, tramite il demanio, passarono nella quasi totalità ai Comuni che, in alcuni casi, le utilizzarono – e ancor oggi utilizzano – come scuole, collegi, uffici; lo Stato le utilizza ancora come caserme o carceri.

La infelice o cattiva amministrazione e utilizzazione dei beni ecclesiastici derivò dal cronico disavanzo del bilancio pubblico (ieri come oggi!): per necessità di realizzare contanti, lo Stato effettuò vendite in maniera disorganica e frettolosa. Gli effetti sono, purtroppo,  ancor oggi visibili: splendide chiese, cappelle, congreghe – specialmente nel Meridione – sono diventate negozi, botteghe artigiane, rimesse, depositi, abitazioni civili e alcune, addirittura dimenticate, sono state abbandonate e rese facili prede di razziatori di opere d’arte.

 

Regio Economato per i benefici vacanti

L’ufficio del Regio Economato per i benefici vacanti era stato istituito in Piemonte il 21 maggio 1733 con il preciso scopo di provvedere all’amministrazione delle rendite dei benefici ecclesiastici durante i periodi di eventuale vacanza di titolare. L’ufficio era retto da un ecclesiastico designato dal sovrano ed il suo funzionamento venne regolato con le Istruzioni del 17 dicembre 1771. In età napoleonica non subì particolari modifiche, ma acquisì interi archivi delle corporazioni soppresse. Poiché la gestione dei benefici vacanti e dei beni delle corporazioni soppresse creava non pochi problemi allo Stato, fu istituita il 9 aprile 1816 un’apposita Delegazione incaricata di dirimere le controversie insorte. Carlo Alberto con due successivi editti (1838 e 1847) abolì tale giurisdizione privilegiata, affidando ai tribunali ordinari la cognizione delle cause relative ai benefici vacanti. Con decreto 11 maggio 1852 l’economato passò alle dipendenze del Ministero di Grazia e Giustizia e Affari Ecclesiastici.

 

Assegno di congrua

 L’assegno di congrua rappresentava un’erogazione mensile effettuata dallo Stato italiano ai parroci, a guisa di stipendio.

La congrua era originariamente la parte dei proventi di un beneficio ecclesiastico che spettava al chierico effettivamente incaricato del servizio associato al beneficio e necessaria al suo sostentamento. A seguito dell’incameramento forzoso dei beni della Chiesa disposto con le leggi eversive dell’asse ecclesiastico, il concetto di congrua passò ad indicare gli assegni che per legge civile venivano corrisposti al clero dallo Stato, dai comuni e da altri enti pubblici. In questo modo da una parte lo Stato intendeva amministrare i beni ecclesiastici in modo più razionale, dall’altra attraverso l’erogazione degli emolumenti imponeva un controllo sulla Chiesa, secondo le dottrine del giurisdizionalismo.

Il diritto italiano stabilì in linea di principio che lo Stato non avrebbe sussidiato alcun culto. Le spese di culto dovevano essere sopportate da appositi enti, forniti di entrate provenienti esclusivamente da beni ecclesiastici: il fondo per il culto, il fondo speciale di beneficenza e religione della città di Roma, l’economato dei benefici vacanti. Tuttavia, in seguito alla svalutazione dei beni ecclesiastici il principio fu abbandonato e lo Stato dovette sussidiare il fondo per il culto, che corrispondeva al clero bisognoso determinati assegni, detti supplementi di congrua.

In Italia fino al 1932 la spesa gravava sul bilancio del Ministero della Giustizia e degli Affari di Culto. Il beneficio era considerato diritto personalissimo dell’investito ed aveva natura di assegno alimentare, intrasmissibile agli eredi, i quali avevano però diritto alla percezione delle annualità di congrua maturate e non riscosse dal parroco.

Dal 1º luglio 1932, la competenza delle attribuzioni in materia di affari di culto passò al Ministero dell’Interno. I pagamenti venivano effettuati su ruoli di spesa fissa, come avviene ancor oggi per i dipendenti statali, a cura degli uffici provinciali del tesoro.

Gli importi erogati non erano molto elevati, tanto che spesso venivano stanziate in bilancio delle somme una tantum di integrazione. Per esempio ad un parroco – dal 1925 fino al 1944 – veniva liquidata la somma annua di 3.500 lire, negli anni ’50 l’importo annuo era di poco superiore alle duecentomila lire e nel 1986, ultimo anno di pagamento della Congrua da parte delle direzioni territoriali dell’economia e delle finanze, gli importi variavano tra gli otto e i dieci milioni di lire annue.

Dal 31 dicembre 1986 – data di entrata in vigore dell’art. 21 della legge 20 maggio 1985, n. 222 – l’assegno di congrua è stato sostituito, per effetto delle modifiche al concordato del 1984, con il sistema dell’otto per mille, pagato direttamente alla Conferenza Episcopale Italiana dall’erario, quale quota del gettito fiscale annuo.