La storia del nostro paese Ago05

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La storia del nostro paese

Berga è un paesino dell’Alta Val Borbera nel comune di Carrega Ligure. E’ situato sul versante piemontese dell’Appennino Ligure ad un’altitudine di 920 metri. Il primo documento ritrovato che ne attesta l’esistenza è datato 1253.
Secondo la tradizione ebbe origine per la presenza di un convento di Frati. La leggenda vuole che i ruderi tuttora esistenti di una costruzione in pietra in località “Casoni” siano quelli del convento. Da una visita pastorale del 1668 risulta che a Berga all’epoca vivevano 11 famiglie. Tra il 1840 ed il 1910 la popolazione era attorno alle 350 persone, con picchi a 370-380.

La vita era basata quasi esclusivamente sull’agricoltura e la pastorizia. Nei testi ecclesiastici tutti erano indicati come contadini tranne due persone: Gaetano Chiesa detto Gaitan, nato nel 1854 e morto nel 1936, era indicato come “oste”, e Giacomo Chiesa, nato nel 1792 e morto nel 1859, di professione “sartore”.
Comunque oltre le 350 persone il paese entrava in crisi in quanto la quantità di terreni e case diventavano insufficienti. E questo fu il motivo delle rilevanti emigrazioni verso il Nord ed il Sud America. Berga nel 1928 (cartolina dell’epoca)

Le necessità di una famiglia erano quelle di avere sufficiente cibo per sfamarsi durante l’anno, sufficiente fieno per sfamare gli animali e sufficiente legna per scaldarsi durante l’inverno. Quindi tutti dovevano lavorare i campi: mariti, mogli e figli. I nonni avevano un ruolo determinante in quanto accudivano i nipoti più piccoli durante il giorno quando i genitori erano a lavorare i campi.
Oltre a ciò, essendo il più anziano, il nonno (in dialetto “Messié”) era in pratica il saggio che guidava la famiglia. Non a caso la parola dialettale “Messié” viene dal francese “Monsieur” che vuol dire signore, inteso come qualcuno a cui si deve rispetto.

Soldi ne giravano pochi.

E quei pochi, perlopiù, provenivano dalla vendita dei vitelli, delle nocciole, delle noci e della legna. Alcune entrate erano il compenso per le campagne del riso fatte nel Vercellese o per lavori “in giornata” nel Busallese.

I soldi servivano unicamente a comprare i generi alimentari o vestiari strettamente indispensabili. Prevalentemente olio, zucchero, sale e scarpe. Le scarpe, o meglio gli scarponi, venivano costruiti da artigiani locali. La suola era ricoperta di “brocchette” in ferro in modo da prevenirne l’eccessivo consumo.

Indispensabile era comunque per una famiglia possedere mucche, capre e galline. Si poteva così ottenere latte, burro, formaggi ed uova. Uno era praticamente “a posto” se possedeva un animale da soma, tipo il mulo.
Occorre infatti considerare che la strada che permise ad un’auto di raggiungere Berga venne aperta solamente nel 1965. Un altro mezzo di trasporto utilizzato era la teleferica. Mentre in epoche recenti venne motorizzata, consentendo così il trasporto in entrambe le direzioni, in passato serviva solamente ad inviare carichi verso valle, generalmente legna o fieno.
Il mezzo era certamente geniale, ma anche abbastanza pericoloso per chi a valle aveva il compito di staccare il carico. Fu infatti la causa di due incidenti mortali capitati a Giovanna Chiesa ed a Eugenio Chiesa.

Acqua, luce e servizi igienici non esistevano. L’acqua si andava a prendere con dei secchi alla fontana. Il “bazero”, costituito da un pezzo di legno, generalmente di “asborno”, leggermente ricurvo e con due tacche alle estremità, consentiva di caricarsi due secchi sulle spalle. Per l’illuminazione si usavano i lumini ad olio, poi sostituiti dai lumini e dalle lampade a petrolio. In epoche recenti si è passati alle lampade ad acetilene e poi a gas. Il fascino antico di un paese senza luce è definitivamente tramontato nel 1986 con l’arrivo dell’energia elettrica.Le castagne costituivano un elemento fondamentale nell’alimentazione. Venivano fatte essiccare e poi macinate al mulino e con la farina si facevano pasta, gnocchi e dolci. Tutte le case avevano l’immancabile stufa a legna in ghisa, indispensabile sia per il riscaldamento che per la cucina. Anche se non sembrerebbe, la stufa in ghisa è un’invenzione abbastanza recente.

Prima del suo avvento esisteva il cosiddetto “feguhà”, parola che, azzardiamo una traduzione, potrebbe significare “focolaio”. Era costituito da una base in misto terra e calce spessa circa 10 centimetri e da un contenitore sempre dello stesso materiale all’interno del quale si accendeva il fuoco. I primi “feguhà” erano senza camino e pertanto il fumo veniva fatto evacuare direttamente dalla finestra.
Tutte le case avevano un forno a legna, indispensabile per il pane. Quasi tutta l’attrezzatura da cucina era in legno costruita da artigiani di Berga durante l’inverno. Solo le pentole erano in rame. I piatti in ceramica furono introdotti in epoche più recenti.
La maggior parte degli scambi commerciali di Berga avveniva con la Val Brevenna e con Busalla. Era l’epoca in cui si viaggiava a piedi o a dorso di mulo, e giungere a Busalla era in qualche modo “agevole” attraverso la mulattiera di S.Clemente.
Busalla veniva un po’ considerata come il primo grande centro a disposizione e consentiva pertanto di rifornirsi di merci che non erano possibile reperire altrove. Significativo è l’esempio che le scorte di sale e tabacchi per Berga provenissero dal magazzino del Monopolio di Busalla.
Attraverso il sentiero del Monte Buio si arrivava invece a Tonno, in Alta Val Brevenna. Oltre un secolo fa i muri delle case del paese era tutti costruite in pietra, mentre il tetto e gli interni erano di legno.Fino al 1906, anno dell’incendio di Berga, le case erano quasi tutte coperte in paglia. Avevano all’interno il cosiddetto “abergu”, ossia una zona il cui soffitto era ricoperto con una rete metallica dove venivano depositate le castagne. Facendo fuoco sul pavimento sottostante si facevano così essiccare. L’incendio divampò nella parte alta del paese, accidentalmente.
Alimentato anche da un forte vento si propagò rapidamente di casa in casa. In quel momento in paese c’erano soltanto donne, bambini ed anziani poiché tutti gli uomini erano al lavoro sui monti circostanti il borgo. Fortunatamente non ci furono feriti, ma il danno per la comunità fu ingente: si salvarono, infatti, solo un paio d’abitazioni (vedi foto).
Gli animali trovarono provvisoriamente rifugio nella Chiesa.
Diverse comunità si mobilitarono per aiutare Berga a far fronte all’emergenza per la ripresa della vita normale dopo il devastante incendio: la vicina Busalla raccolse e donò agli abitanti del paese colpito la somma, allora ingente, di Lit. 1.033,05Berga ha due festività ufficiali, entrambe in estate: S.Antonio, come festa patronale della Chiesa di Berga, e la Madonna della Guardia, come festa del paese. S.Antonio si festeggia la prima domenica d’Agosto mentre la Madonna della Guardia, notoriamente il 29 d’Agosto, da circa trent’anni è stata spostata all’ultimo sabato dello stesso mese. Espressione tipica di entrambe le festività è la processione con le statue dei santi interessati per le strade del paese.
E’ sempre stata consuetudine, il giorno dopo la festa della Madonna della Guardia, commemorare i morti con una visita al camposanto alla fine della S.Messa.